Recensioni

William Patrick Corgan – Cotillions

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

Cotillions è imperdibile

I nostri lettori più fedeli forse ricorderanno che nel 2017 SOund36 presentò Ogilala, secondo album solista di Billy Corgan, prodotto dal celebre Rick Rubin. A soli due anni da quello splendido album (personalmente lo considero un capolavoro), in chiave acustica, il leader degli Smashing Pumpkins ci riprova con un nuovo lavoro, che ne ricalca in parte le sonorità, di ben 17 pezzi. L’elemento di novità è duplice: da una parte l’ispirazione è nata da un viaggio di 30 giorni dalla costa ovest fino a Chicago passando per l’America rurale e i luoghi importanti della vita dell’artista, dall’altra lo stile è decisamente più country, con l’uso di tutto l’arsenale tipico di questo stile: chitarre acustiche, banjo, mandolini, pedal steel guitars e tantissimi violini.
Qualcuno potrebbe storcere il naso immaginando Corgan cimentarsi con un tipo di musica così lontano dal rock, spesso duro, della sua band (recentemente tornata per ¾ alla line up originaria), ma questa recensione spero serva proprio a tranquillizzare i suoi fan interessati comunque ad ascoltare Cotillions, nel quale emerge una bellezza incredibile, praticamente in ognuno dei numerosi brani. Va detto che questo nuovo linguaggio e approccio musicale sono stati scelti espressamente in quanto a suo dire più diretti a comunicare con le persone che vivono lontane dalle città e che rappresentano comunque la maggior parte dei cittadini americani i quali vivono sicuramente una vita più dura, ma forse anche forse più vera e sincera.
L’inizio dell’album è subito di altissimo livello con due episodi come To scatter one’s own e Hard times che sembrano avvertire subito gli ascoltatori: il viaggio sarà uno di quelli che vale proprio la pena di intraprendere, quindi mettetevi comodi e godetevi il panorama. Violini e banjo nella ritmata Jubilee (qui siamo proprio nell’ambito country più esplicito) fanno pensare alle sconfinate praterie del paesaggio americano, là dove la malinconica title track – piano e voce in prima linea – rappresenta un piccolo gioiello, così come Colosseum, nella quale ci sono cori femminili e un suono di tastiere solo accennate sullo sfondo. Buffalo boys rasserena gli animi col suo andamento cullante e arioso, mentre Dancehall e Cri de coeur, sono dominate dai violini. Martinets e Like Lambs, le considero due perle assolute, ma la verità è che bisognerebbe citarle proprio tutte le canzoni di questo imperdibile Cotillions.
Certamente Corgan ha un timbro vocale che non metterà mai tutti d’accordo, ma per coloro che lo amano qui c’è veramente tanto materiale per passare con l’immaginazione un’ora intera dall’altra parte dell’oceano. Salite a bordo e non ve ne pentirete: uno dei migliori album di questo 2019, ormai agli sgoccioli.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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