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ROCK STORY # 19 ASSASSIN (BY JOHN MAYER)

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

Assassin è verosimilmente autobiografico in quanto sono noti, sulle riviste di gossip, i continui flirt del nostro John

Fra gli artisti americani contemporanei seguo con particolare attenzione John Mayer, il quale si è guadagnato con gli anni sempre più il mainstream internazionale. In Italia si cominciò a parlare di lui quando a Roma aprì il concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo nel 2014, tra l’altro non sfigurando affatto, ma in realtà nel mondo era già noto da anni (eh sì, noi purtroppo arriviamo spesso in ritardo).
Fra le sue canzoni ho scelto per questa nostra rubrica ormai giunta quasi al ventesimo episodio, un pezzo contenuto nel suo quarto album Battle Studies (del 2009). Il brano è verosimilmente autobiografico in quanto sono noti, sulle riviste di gossip, i continui flirt del nostro John che si accompagna spesso con bellezze note (Taylor Swift, Katy Perry fra le altre) e meno note, cambiando partner come si cambiano le camicie.
La storia è tutta allegorica ed è raccontata in prima persona da un uomo che si intrufola di notte nelle case, quando la città ormai dorme, per compiere “il suo particolare lavoro” (vedremo pesto di cosa si tratta) velocemente e poi fuggire. Nella prima scena c’è la sua “vittima”, una donna che ignara di tutto lo sta aspettando ed è bello, al riguardo, il particolare che evidenzia la sua fretta: per arrivare in orario all’appuntamento ha già attraversato più volte di corsa il semaforo, passando sempre col giallo. Ma il suo mantra personale, è come una legge non scritta che segue con costanza: “Entri, fai quello che devi fare fino alla fine e poi senza lasciare tracce di te o farti vedere in volto, scappi vai ”

I work in the dead of night
When the roads are quiet
No one is around
To track my moves
Racing the yellow lights
To find the gate is open
She’s waiting in the room
I just slip on through
You get in
You get done
And then you get gone
You never leave a trace or show your face
You get gone

Piano piano inizia a comprendersi (con l’uso del condizionale) che quello che sta raccontando è un episodio che ha avuto un contrattempo rispetto al solito modus operandi, e così ci svela quale: avrebbe dovuto essere via prima dell’alba e invece è rimasto là e così si trova ancora nel letto, con lei che appoggia la testa su di lui e dorme ancora. Lui la guarda e capisce bene che non dovrebbe essere là e rammenta a sé stesso la norma autodettatasi…che stavolta non ha evidentemente eseguito come doveva.

Should have turned around
And left before the sun came up again
But the sun came up again
Enter the morning light
To find the day is burning the curtains and the wine
In a little white room
No, I’m not alone
Her head is heavy on me
She’s sleeping like a child
What could I do?
You get in
You get done
And then you get gone
You never leave a trace or show your face
You get gone
Should have turned around
And left before the sun came up again
But the sun came up again

L’allegoria prende ancora più forma quando lui si definisce finalmente come “l’assassino migliore che chiunque abbia mai visto”, che ruba il cuore delle donne prima ancora che se ne riescano ad accorgere, ma stavolta ci ha messo poco a capire di essere stato fregato a sua volta, quella ragazza era un’assassina, proprio come lui.

I was a killer, was the best they’d ever seen
I’d steal your heart before you ever heard a thing
I’m an assassin and I had a job to do
Little did I know that girl was an assassin too

Trovo molto intenso il modo in cui descrive cosa sta provando: il fiato gli manca, e prova quella sensazione di “galleggiamento” nel letto di lei (quasi di felicità mai provata prima) e riesce a percepire ogni cosa, diversamente al solito. Finalmente capisce esattamene cosa gli è appena capitato: si è innamorato, pur non avendolo né previsto né voluto, ma stavolta sarà lui a ricevere il ben servito…perché lei sta facendo esattamente il suo stesso sporco “lavoro”.

Suddenly I’m in over my head and I can hardly breathe
Suddenly I’m floating over her bed and I feel everything
Suddenly I know exactly what I did, but I cannot move a thing
Suddenly I know exactly what I’d done and what it’s gonna mean to me, mean to me
I’m gone
I was a killer, was the best they’d ever seen
I’d steal your heart before you ever heard a thing
I’m an assassin and I had a job to do
Little did I know that girl was an assassin too
She’s an assassin
She’s an assassin
She’s an assassin
She’s an assassin and she had a job to do

Concludo semplicemente sottolineando per l’ennesima volta l’ammirazione per la straordinaria capacità di certi autori nel trasmettere sentimenti e sensazioni in brevi storie frutto di fantasia o esperienze personali, anche solo con una parola ben piazzata che descriva magnificamente l’animo del personaggio in un preciso momento. John Mayer lo sa fare molto bene e non è detto che non ricapiti di riuscirvi raccontare in futuro un’altra Rock Story dedicata a una sua canzone.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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