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Recensioni

Tomahawk – Oddfellows

Annalisa Nicastro

Patton e compagnia, si rituffano nel rock sviscerandolo e giocando con dissonanze, cambi di tempo, accelerando e decelerando, abusando dei loro strumenti, ma anche di noise e psichedelia

Era il 2001 quando vidi gli appena formati Tomahawk all’Estragon di Bologna, un Mike Patton particolarmente carico ha intrattenuto una folla sudata e stipatissima con battute in italiano mentre sfoderava una dopo l’altra le canzoni della sua nuova band.
Ai tempi la formazione includeva Buzz Osbourne dei Melvins alla chitarra e il sound era decisamente meno accattivante di quello che troviamo su Oddfellows, nel quale però è stato adottato un altro membro dei Melvins, Trevor Dunn, bassista già nei Mr. Bungle e Fantomas, progetti passati di Patton.
L’uscita di “Oddfellows” è stata preceduta a novembre dal singolo “Stone Letter”, seppur meno sperimentale dei precedenti lavori, questo quarto capitolo della band si muove in una moltitudine di generi e crossover, alcuni richiamano molto i Faith No More di “Album of the Year” e “King for a Day…” come nel caso del primo singolo, ma incontriamo anche del punk, post-punk, metal, atmosfere à la Swans e, perchè no, un po’ di hard rock sabbathiano.
Mi sembra di vedere una band che vuole riconquistare un pubblico rimasto perplesso dall’uscita di “Anonymous” (2007), un’incredibile ricerca musicale basata su composizioni dei Nativi Americani di difficile digestione per gli ascoltatori meno sofisticati.
Con le nuove composizioni, Patton e compagnia, si rituffano nel rock sviscerandolo e giocando con dissonanze, cambi di tempo, accelerando e decelerando, abusando dei loro strumenti, ma anche di noise e psichedelia, tanto che a tratti mi ricordano i Mr Bungle di “California”.
Ho apprezzato da subito l’intenzione che sta dietro a questo lavoro e più lo ascolto più mi rendo conto che ha tutto ciò che serve al rock per riacquistare credibilità: è genuino, ben suonato, ha la giusta dose di rabbia, una produzione cha ha poco di raffinato e che sembra spesso mandare l’ascoltatore a quel paese, inoltre è un rock che non se ne sta nascosto e riparato dietro ad una categorizzazione, ma si lascia trasportare e contaminare da influenze, umori e sonorità.
Grazie a Patton e alla Ipecac, la sua etichetta, si può ancora contare su una schiera di artisti che uniscono il rock alternativo alla musica sperimentale pura, un anello indispensabile di una catena altrimenti incompleta.
“Oddfellows” è uscito il 29/01, a seguire un breve tour che purtroppo per ora non toccherà l’Europa, ma non è ancora detta l’ultima parola perchè come annunciato sul sito dell’Ipecac: They plan to play live shows for the first time since 2003 and are willing to go anywhere as long as they can get a warm bed with cold pillows, a square meal and a boatload of cash.
Che dire, cominciamo a risparmiare…

Emmanuele Gattuso

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Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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