Interviste

IMURI – Intervista

Giovanni Panebianco

“Bisogna vivere la contemporaneità e stare al passo con i tempi semplicemente accogliendo il cambiamento”

Tra i nuovi esponenti dell’Indie Rock italiano troviamo senz’altro gli abruzzesi IMURI, reduci dagli ampi consensi riscossi da “Chat Hotel”, la loro ultima fatica, rilasciata a fine 2018. Abbiamo intercettato telefonicamente il cantante e chitarrista Lorenzo Castagna, impegnato con la band in un tour promozionale estenuante, che sta toccando gran parte della nostra penisola.

Nel dicembre scorso è uscito “Chat Hotel”, il vostro nuovo disco. Che novità avete inserito rispetto al passato?
Sicuramente un approccio di scrittura che si muove di più verso la forma canzone, verso una più facile comprensione anche per chi non è propriamente addetto ai lavori.

In effetti accostandolo a “Traffico Mentale”, il vostro precedente album, ho notato un sound che sprizza maggiormente l’occhio alle sonorità attuali dell’Indie Rock.
Tutto questo è assolutamente voluto, nel senso che uno dei nostri pensieri è quello che bisogna vivere la contemporaneità e stare al passo con i tempi semplicemente accogliendo il cambiamento e le nuove influenze.

Qual è la vostra principale fonte d’ispirazione nella scrittura dei testi?
Il vissuto. Fondamentalmente cerco di raccontare il quotidiano servendomi anche di forme introspettive che, purtroppo, molte volte non vengono capite. Ma mi va bene anche così.

Vi siete mai domandati: Ma quello che scriviamo piace alla gente?
Questa è una domanda che ci poniamo sempre. Alla fine non mi rimane che chiedermi se sono stato abbastanza chiaro e se il mio messaggio è stato recepito. Sicuramente questo disco è molto più a fuoco da questo punto di vista rispetto a “Traffico Mentale”. Si cresce, si impara e si migliora. Almeno spero.

Premetto che sono abruzzese anch’io e mi fa molto piacere constatare che con i Voina e il Management guidate una corrente di musicisti che sta portando l’Abruzzo alla ribalta. Che sia giunto il momento per la nostra Regione di scrollarsi di dosso la nomea di territorio prospero solo per le cover band?
Non credo sia una questione di competizione o ribalta, ma penso che tutto ruoti attorno a un’esigenza artistica differente. Anche io in passato ho militato in cover band come la maggior parte dei musicisti agli esordi. Poi ci sono le Regioni come l’Abruzzo che non hanno i mezzi di promozione adeguati per far conoscere il prodotto al grande pubblico. Ma questa è un’altra faccenda.

Recentemente avete supportato il Management sia in studio che dal vivo. Cosa vi è rimasto di quell’esperienza?
E’ stata un’esperienza formativa bellissima sotto tutti i punti di vista. Abbiamo arricchito il nostro bagaglio culturale e professionale. Ci siamo confrontati con tantissime realtà diverse, posti e persone delle più disparate. Non trovo nessun tipo di aspetto negativo.

Cosa vorresti che il futuro riservasse a IMURI?
Spero ovviamente in un futuro migliore, ma questo so che dipenderà da noi stessi. Ora siamo concentrati su questo tour: stiamo ricevendo una marea di feedback positivi, le persone vengono ai nostri concerti, ci scrivono, ci fanno domande. Per adesso non ci sono state cose negative, per fortuna. Inevitabilmente arriveranno, ma speriamo il più tardi possibile.

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