Recensioni

Touché Amoré – Lament

Giovanni Panebianco

Lament è una chiamata alle armi, una preghiera affinché non ci siano inversioni di tendenza o cali di scrittura.

Non si diventa nome di punta di una scena musicale per caso, senza la dovuta gavetta e saltando la fila come i furbetti alle poste. I losangelini Touché Amoré non hanno mai finto di dover chiedere un’informazione allo sportello per poi pagare pile di bollettini, in barba a chi si è messo in coda dall’apertura dell’ufficio.
La Deathwish Inc. si accorse di loro e li mise sotto contratto. Parliamo dell’etichetta fondata da Jacob Bannon dei Converge, una delle band più estreme del movimento Post-hardcore e che vanta un mucchio di proseliti in tutti gli angoli della Terra.
Il passaggio avvenuto cinque anni dopo alla Epitaph ci ha regalato quel capolavoro che risponde al nome di Stage Four, uno dei dischi fondamentali del 2016. Lament è una chiamata alle armi, una preghiera affinché non ci siano inversioni di tendenza o cali di scrittura.
“Come Heroine” equivale a una coccola per chi li apprezza da sempre: ritmo serrato a stretto contatto col Punk e una voce che a modo suo segue un proprio schema melodico, ideale trait d’union con il lavoro precedente. Componente che aumenta esponenzialmente nella titletrack, ancora più ricca di armonia, dove Jeremy Bolm mena fendenti nonostante metta in pausa per alcuni tratti il suo tipico timbro ansiogeno.
“Feign” è una giornata di sole passata al mare. Ci sediamo sulla battigia ammirando la calma dell’acqua, rilassati e in pace col mondo. Basta un attimo e ci ritroviamo a sbarrare gli occhi alla vista di un’onda anomala che sta per travolgerci. Non c’è scampo, è tardi per scappare. Serriamo le palpebre e prepariamoci ad un impatto che sarà devastante.
La frenetica “Reminders” è un’altra composizione tiratissima, capace di destabilizzarci con un chorus molto orecchiabile, uno di quelli da sgolarsi ai concerti, possibilmente sotto il palco.
“Limelight” vede come ospite la voce calda di Andy Hull dei Manchester Orchestra, che amplia la profondità del brano e addolcisce ciò che altrimenti sarebbe stato l’ennesimo cartone in pieno viso.
L’accoppiata “Exit Row”/ “Savoring”, costruita su fulminei stop and go e ruggiti Screamo senza compromessi, ci introduce “A Broadcast” una canzone atipica per i Touché Amoré, giocata quasi totalmente sullo slide della chitarra e su timbriche clean.
Senza scivoloni si arriva alla conclusiva “A Forecast” dove nuovamente è la voce di Jeremy a fare da catalizzatore, accompagnata per oltre metà del brano esclusivamente dalle note scandite da un pianoforte.
Nel finale giganteggia la batteria solitaria di Elliot Babin, a cui è affidata la chiusura di un lavoro che rasenta la perfezione e che comparirà sicuramente nelle classifiche di fine anno di molti noi. Me compreso.

Touché Amoré
Epitaph Records

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