La soffitta Recensioni

Prince – 1999

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

1999 è un disco eccezionale

Siamo nel 1983 e il genio di Prince è in piena eruzione creativa, con già quattro album all’attivo che ne avevano evidenziato le capacità a 360°: come autore, musicista, cantante, istrione e interprete dal vivo. Con 1999, primo Doppio LP, iniziò finalmente ad anellare anche i primi grandi successi commerciali, raggiungendo per la prima volta il nono posto della classifica americana e dimostrando una maturità artistica di grande spessore. Questo disco è importante per il Folletto di Minneapolis anche perché è il primo nel quale inizia una proficua collaborazione con i Revolution, un manipolo di artisti di grande talento e perfettamente integrato “ai suoi schemi” tutt’altro che convenzionali basati su “genio e sregolatezza”.
Il sodalizio con la band durerà per diversi anni che probabilmente rappresentano anche la sua golden age. Quanto al sound, 1999 è dominato da suoni elettronici, ma in più di una piacevole occasione riemerge l’anima rock.
Il primo lato del primo disco contiene verosimilmente il meglio. L’inizio funk ipnotico e festaiolo della title track, in cui Prince duetta con Jill Jones, risultò perfetto sia per le radio che per le piste da ballo e fu anche il singolone lancio: scelta assolutamente condivisibile che, come detto, fu premiata dal pubblico.
In Little Red Corvette le chitarre elettriche, di cui l’artista è da considerare senza dubbio un virtuoso, sono finalmente in primo piano e il pezzo è a mio avviso fra i più belli della sua discografia in quanto pur essendo in fondo una ballata, la canzone vive di quegli strappi esplosivi che la rendono speciale. Delirious ha ritmo da vendere, direi quasi una frenesia di base, ma sempre domata da Prince che inizia con le sue intonazioni da crooner navigato che tanto sfoggerà nel seguito della irripetibile carriera. Simpatica la chiusura del brano col vagito di un lattante. Ma a ben vedere (o meglio “a ben ascoltare”), 1999 non è solo composta da hit. Let’s pretend we’re married, pieno di drum machine a più livelli, pur uscendo come quarto singolo non ebbe un grandissimo successo ma poco importa: è un brano trascinante nel quale Prince immagina di invitare una donna a fingersi sposato per una notte, visto che la sua partner lo ha appena mollato. Nel testo, come al solito, ogni riferimento sessuale è puramente voluto (“Excuse me but I need yout chemistry don’t U wanna be my fantasy..my girl’s gone and she don’t care at all”….e ancora “Excuse me but i need a mouth like yours to help me forget the girl that just walked out”) anche se decisamente più sobrio rispetto ad altri suoi pezzi ancora più spinti. Se prendiamo ad esempio D.M.S.R., acronimo che sta per Dance Music Sex and Romance, fra i suoi versi possiamo trovare questo: “Never mind your friends, girl ain’t no sin to strip your underwear” che definire esplicito è un eufemismo. Ma Prince in ogni suo album non ha mai messo freni alla lingua su tale argomento e forse non è un caso se sarà proprio la sua Darling Nikky sul disco capolavoro successivo (Purple Rain) a spingere l’America verso l’imposizione dello sticker “Parental Advisory” sulle copertine a rischio, dopo che una celebre deputata (Mary Elisabeth Gore) ascoltò la figlia cantare versi che parlavano di masturbazione. Ancora, una menzione speciale meritano: la ballatona pop rock Free, dalla melodia in crescendo da brividi, Lady cab driver (con un finale rap, mischiato ad urla di amplessi femminili e seguito da un assolo di chitarra fenomenale, in coda) nella quale una tassista riceve pesanti avance, e la sempre interessante All the critics love U in New York.
Concludendo, nel complesso 1999 è un disco eccezionale, forse solo un po’ impolverato ma che valeva la pena recuperare, un po’ come tutti quelli che da qualche anno Sound36 continua a proporvi nella sua magica Soffitta.

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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