Recensioni

Natas Loves You – The 8th continent

Annalisa Nicastro

l’ottavo continente di “Natas loves you” appare avvolto dalle nebbie della citazione, lasciando intravvedere solo barlumi di un talento melodico che, lasciato libero di esprimersi in maniera meno accondiscendente, potrebbe sorprendere e non poco

La pubblicazione di una manciata di singoli e di qualche e.p. rappresenta, di solito, un passaggio necessario per molte band proiettate verso la pubblicazione di un album di debutto, che consente non solo di iniziare a farsi conoscere ma anche di raffinare la propria proposta musicale ed arricchirla di esperienze e riscontri.
Questo percorso è stato seguito anche da “Natas Loves you”, una band franco-lussenburghese, in giro ormai dal 2008, che da poche settimane ha raccolto la parte migliore del materiale prodotto in questi primi anni di impegno discografico, arricchendola di nuovi contributi, e giungendo così alla pubblicazione di un album di debutto intitolato, in maniera piuttosto pretenziosa, “The 8th continent”.
In effetti, non è proprio un nuovo mondo musicale quello che si avvista all’orizzonte, ma una buona raccolta di singoli, dalla melodia matura e dal robusto costrutto, che però non lasciano intravvedere un’ impronta netta e uno stile personale, quanto un moltiplicarsi di spunti sonori che a volte hanno più del tentativo che dell’estro. Malgrado ciò, non sono pochi i momenti meritevoli di nota all’interno dell’album, in cui si evidenziano singoli capaci di vita propria, che nell’opera sembrano però annacquarsi un po’.
Il lavoro si apre con “Horizon”, un brano introdotto da una elegante sonata di pianoforte, degna della colonna sonora di un film di Jane Champion, che si evolve in una ballata pop, raffinata, gradevole e dalla melodia ariosa, ma che lascia il sapore del già sentito.
Il brano successivo, “Got to belong”, è forse il singolo in grado di valere una hit, mosso da un incedere più determinato che in altri momenti del disco e impreziosito da un refrain azzeccato e in grado di restare in testa e lasciarsi canticchiare.
Con “Zeppelins” si approda ad uno stile espressivo ulteriore, con sonorità che ricordano i Fleetwood Mac, privati però di quel fascino che tracimava dai loro dischi.
L’inizio di “Skip tones” è invece introdotto da una timida chitarra funkeggiante che lancia un brano in cui l’eco degli anni ’80 è presente nell’incedere della batteria e in un coretto da ballo di gruppo a centropista.
È invece segnato da una basso disco anni ’70 il brano “Sirens” che si apre con un lungo intro fatto di rumorini e tintinnii che, forse, nell’immaginario della band volevano alludere a qualcosa di ammaliante ma che, al contrario, sembrano togliere qualcosa all’immediatezza del brano.
L’eco di qualcosa di “nero” sembra voler far capolino dal brano che conclude il lavoro e che da il nome all’intera raccolta, il cui incipit vorrebbe ricordare le sonorità di Paul Weller, con esiti meno efficaci e alcune liriche trascurabili.
Nel complesso l’ottavo continente di “Natas loves you” appare avvolto dalle nebbie della citazione, lasciando intravvedere solo barlumi di un talento melodico che, lasciato libero di esprimersi in maniera meno accondiscendente, potrebbe sorprendere e non poco. Qualcuno griderà “Terra!” da lontano, ma sarà un urlo destinato a restare inascoltato.

Carmelo Di Mauro

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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