Recensioni

Moltheni – Intervista

Giovanni Panebianco

Senza Eredità riassume qualcosa che muore senza eredi, perchè è così che deve essere.

Umberto Maria Giardini esordisce con lo pseudonimo di Moltheni nel 1999, e oggi è ritenuto uno dei padri fondatori del movimento alternativo italiano. Senza Eredità è un disco che rompe un silenzio lungo undici anni, che fa seguito alla raccolta Ingrediente Novus, uscita nel 2009. Siamo riusciti ad intervistare questo artista seminale per scoprire tutto sul suo ultimo lavoro e non solo.

Partiamo dal titolo del tuo nuovo album. Come mai hai deciso di intitolarlo “Senza Eredità”?
E’ stato un titolo che mi galleggiava in testa da un po’ di tempo, più o meno dal momento in cui ho iniziato a rivedere tutto quel materiale ritrovato che andava rivisto, corretto e concluso per questo ultimo episodio a firma Moltheni. Senza Eredità riassume qualcosa che muore senza eredi, perchè è così che deve essere.

Che differenza troviamo tra questo disco e i tuoi lavori precedenti?
Non lo so. Non faccio molto caso alle differenze che possono esserci tra un lavoro e l’altro, credo sia un compito più riservato all’ascoltatore e all’affezionato al progetto. La farina viene esattamente dallo stesso sacco: il tempo e le vicessitudini legate ad esso ne hanno determinato il significato, ma assomiglia a tutto e a niente, pur restando Moltheni DOC.

In questi 11 anni come è cambiato il concetto di “musica” dal tuo punto di vista?
E’ cambiato tantissimo, ma di fatto per me è rimasto praticamente immutato, forse anche per il presupposto secondo il quale, ascolto sempre la stessa musica da molti anni. La mia conoscenza della materia musica è molto ampia, poichè nasce con il rock, ma si sviluppa tantissimo anche verso l’hard-rock, il folk, la psichedelia, il jazz, l’elettronica e occasionalmente la musica classica. Di conseguenza avrò sempre qualcosa da ascoltare e riascoltare che mi piace. Sporadicamente ascolto anche nuove uscite che ricerco e che trovo su Youtube, ma il mio vero amore sono i classici dagli anni ’50 ai primi ’90.

Un particolare che mi ha colpito molto è la copertina di “Senza Eredità”: vuoi raccontarci la sua nascita?
E’ un opera di un mio caro amico che si firma Poison. E’ un collage che racconta della mia vita con me tamburino in primo piano, con me piccolo dipendente da mia madre, con me solo nella mia solitudine psicologica pre-adolescenziale, con la mia famiglia, la mia casa, e con gli altri che hanno condizionato la mia crescita culturale e caratteriale.

Cosa ne pensi del cast del prossimo Sanremo, pieno di artisti della corrente “indie”? E’ una svolta naturale per un ricambio generazionale di cui necessita la musica italiana?
Ti rispondo sinceramente: non ne ho la più pallida idea.

Quali sono i tre dischi essenziali che porteresti con te su un’isola deserta?
Meat is murder – The Smiths (1985),
Bad timing – Jim O’Rourke (1997) e
Superunknown -Soundgarden (1993)

Moltheni
La Tempesta Dischi
Fleisch Ufficio Stampa

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