Recensioni

Mannequin Pussy – I Got Heaven

Le canzoni delle Mannequin Pussy sono trip ad occhi aperti

I Got Heaven, quarto disco delle Mannequin Pussy, ha avuto una gestazione di un anno preciso, tempo in cui la band si è chiusa negli Steakhouse Studios di Los Angeles insieme al produttore John Congleton, ex frontman dei The Paper Chase. Ne è venuto fuori un lavoro meno confusionario rispetto al precedente Patience, dove le parti noise vengono tenute al guinzaglio, lasciando sfogare le sonorità più punk del gruppo, come è messo in evidenza dall’iniziale titletrack.
La componente hardcore viene addomesticata nelle successive “Loud Bark” e “Nothing Like”, entrando in aperto contrasto con i primissimi album del quartetto di Philadelphia. “I Don’t Know You” è addirittura un esempio di canzone synth pop che strizza l’occhio alla commercialità. La veemenza si ripresenta a testa alta sul finire del lato A (“Sometimes”), preannunciando che la seconda parte del disco non sarà tutta rose e fiori come la prima.
Da qui in poi si pagheranno doverosi tributi alla scena punk anni Novanta (“Ok?Ok! Ok? Ok!”), al grunge delle Hole (“Softly”) e allo spirito del movimento riot grrrl (“Of Her” e “Aching”). “Split Me Open” riassesta gli animi e ci fa volare lontano, in un mondo dove il sentirsi accettato e l’essere considerato sono la normale prassi. Per adesso abbassiamo le difese e godiamoci, attraverso la musica delle Mannequin Pussy, questo trip ad occhi aperti.

Mannequin Pussy
Epitaph Records

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Giovanni Panebianco

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