Come ho già scritto in altre occasioni, non sempre, i figli dei grandi artisti riescono ad emulare il lavoro dei propri genitori, anzi, spesso sono dei veri disastri. Credetemi l’elenco dei nomi sarebbe troppo lungo da fare, comprese le motivazioni. Ma se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, il futuro ci fa ben sperare. Come nel caso dei fratelli Dickinson.
Cody e Luther sono i figli di Jim Dickinson, figura di spicco nel panorama Blues, nonché produttore e scopritore di talenti. Ci ha lasciati nel 2009.
Jim ha dato ai figli le giuste indicazioni per cominciare a crederci e sognare. Dopo aver seguito il capofamiglia in alcune sue produzioni, nel 1996 a Hernando – Mississippi nasce la North Mississippi Allstars, band attualmente tra le più rappresentative del panorama Blues e Rock Blues mondiale.
Il loro estro oltre a produrre buona musica è un fiume in piena. Così, senza intaccare il lavoro della N.M.A, mettono su la Hill Country Revue un gruppo con lo scopo di diffondere il blues che si suonava nei vecchi Juke Joint. Non parliamo poi delle loro numerose collaborazioni. Ed è proprio da una di queste che nasce il progetto Dead Blues.
Tutto comincia quando, Phil Lesh, storico bassista dei Grateful Dead, li chiama per unirsi alla sua band. Non esitarono nemmeno un istante. Luther rimase affascinato, scoprì che i Grateful Dead nel loro repertorio avevano inserito una serie di noti brani Blues.
La genialità del musicista non si fa attendere. L’idea è quella di realizzare un lavoro che mettesse al centro l’esperienza blues della band di Jerry Garcia. Mancava una bella voce per far nascere Dead Blues Vol.1. John Medeski, noto compositore e tastierista statunitense, gli presenta Datrian Johnson. Un cantante dalla voce emozionante, che non vi nascondo, neanch’io conoscevo. Mi toccherà camminare scalzo sui carboni ardenti per questa mia distrazione.
Il 16 Ottobre (giorno del mio compleanno) del 2025 esce Dead Blues Vol.1. Un disco di cover che non ha eguali.
Brani di Bo Diddley,Willie Dixon, Blind Lemon Jefferson e altri, interpretati in maniera magistrale e con naturalezza da Datrian. Definirlo un disco di cover è troppo limitativo, perché l’album ha una sua identità, lontana anni luce dalla solita minestra riscaldata.
Le atmosfere suggestive tanto care a Jerry Garcia e ai suoi colleghi sono fortemente presenti, l’impianto dei brani è molto funk con evidenti accenni jazz e fusion, tanto da rimanere attoniti già dal primo ascolto. Ma passa subito. Stiamo parlando di Who do You Love, I just Want To Make Love To You, King Be in tutto sono nove brani che riportano indietro nel tempo per tradizione ma acquisiscono una nuova personalità.
Questo disco è l’ennesima prova che il Blues è sempre vivo e vegeto, motore pulsante della musica universale. Perchè come diceva il grande Willie Dixon: Il Blues rappresenta le radici, le altre musiche sono i frutti …e i figli?…sò piezze ‘e core.

