Torna la rubrica Me&Blues e il solito dilemma di fine estate. Con quale recensione iniziamo la stagione? Devo ammettere che quest’anno la scelta non è stata facile. Il ricco materiale che ho ascoltato mi ha appagato, dato conferme e nello stesso tempo creato qualche perplessità. D’altronde è giusto che sia così, in particolar modo quando gli stati d’animo e le storie personali ancora incidono sull’inventiva e sulla fantasia. Tutto ciò ci fa ben sperare che la creatività non ceda il passo alla diabolica tecnologia. Sarà una dura battaglia, colma di tormenti che solo l’ascolto della buona musica ci può aiutare a superare.
Taj Mahal è una leggenda vivente. Tutto comincia verso la metà degli anni sessanta quando insieme a Ry Cooder mette su la band dei Rising Sons. Fu una esperienza poco gratificante che durò circa un anno e mezzo e di conseguenza la decisione di lasciare il gruppo ed intraprendere la carriera da solista. Una scelta che nel corso degli anni lo porta in cima all’olimpo dei grandi interpreti della musica Afroamericana. Mahal è il simbolo di un’ epoca con una vita artistica multigenere e con il blues al centro del suo mondo.
La Phantom Blues Band lo assiste e l’accompagna da più di sei lustri. Personalmente li seguo fin dai loro esordi intorno alla metà degli anni novanta. Tutti ottimi musicisti che singolarmente hanno suonato in studio e dal vivo per Rolling Stones, B.B.King, J.Coker, Stevie Ray Vaughan,Hendrix e tanti altri.
Alcuni loro lavori sono stati osannati dalla critica mondiale e i due Grammy vinti sono in bellavista in bacheca. Stiamo parlando di una band con i fiocchi che riesce a mettere insieme Blues, R&B, Reggae e Calypso con una leggerezza quasi disarmante. Tutte sonorità che ritroviamo in Time, che definirei la testimonianza di tutto ciò che Mahal ha rappresentato fino ad oggi.
Grazie al suo groove l’album sprigiona una freschezza contagiosa tanto da ringiovanire le cover presenti nella tracklist. Time è un brano mai pubblicato del suo fraterno amico Bill Whiters, quel signore che ha scritto la famosa Ain’t No Sunshine. Sweet Loren è un vecchio rhythm & blues di Otis Redding, Talkin Blues un classico della smisurata discografia di Bob Marley, come Ask Me Bout Nothin di Bobby Blu Bland. La mia preferita (quelli bravi dicono che non si deve scrivere) è Wild About My Lovin’,un delicato brano calypso che mentre l’ascolti ti catapulta sulla spiaggia di un isola caraibica davanti a un mare cristallino. Purtoppo dopo cinque minuti sei costretto a svegliarti. Time è un lavoro dalle vibrazioni coinvolgenti, grazie al temperamento altruista di Taj Mahal che serpeggia per tutto il disco. Un esempio consapevole che insegna ad affrontare col giusto atteggiamento il passare del tempo.
Cesare Pavese ha scritto: C’è un solo modo per dimenticare il tempo,impiegarlo.

