Una mosca bianca in un mondo saturo di copie carbone, questo rappresentano i Pinhdar che con il loro terzo album Comfort In The Silence lanciano un chiaro messaggio: il silenzio è la chiave per proteggersi dallo squilibrio dettato dalla vita moderna.
La voce di Cecilia Miradoli è il Virgilio che ci guiderà un un multiverso abitato da nove canzoni lunghe, estenunti, ma anche dannatamente affascinanti. L’introspettiva “After The Fall” scansa i clichès dell’elettronica easy listening come proiettili, ancorandosi alla successiva “Neon Light” dove esplode prepotenetemente la componente darkwave in un ambiente rarefatto e privo di spiragli di luce. “Mute” racchiude gelosamente l’essenza del duo milanese in un chiaroscuro espresso da una melodia che rapisce senza via di fuga. Con “Fade” si scopre il lato trip hop del gruppo, devoto a Portishead e Massive Attack, aggiungendo però una personalità che li rende genuini e credibili. Le chitarre evanescenti di Max Tarenzi fluttuano a mezz’aria muovendosi in un limbo che ruota attorno ad arpeggi sognanti e mai fuori posto (“We Float”).
Tra le perle di questo lavoro c’è senza dubbio “Into The Mirror” che alza il tiro, con dei passaggi ritmici più azzardati, senza risultare artefatti. Il collante tra tutte queste influenze è il voler sperimentare senza calcare mai la mano o avventurarsi in terre remote, ma tenendo gli occhi sempre fissi sulla meta da raggiungere.
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