IRA Festival affiora lentamente dalla materia del luogo, senza mai stabilirsi del tutto. A Soverato (CZ), dal 18 giugno, la costa diventa un punto di passaggio in cui il reale si apre e si lascia attraversare. Arti performative, ricerca e comunità si intrecciano in un unico campo vivo, instabile, in trasformazione continua. La città si fa soglia: artisti, operatori e spettatori arrivano da geografie diverse e, per un tempo sospeso, condividono uno stesso presente che non si lascia fissare.
La seconda edizione di IRA Festival, ideata e co-diretta da Settimio Pisano e Pietro Monteverdi, nasce sotto il segno della relazione. Non come cornice, ma come sostanza. Più che un evento, un processo in divenire, che si lascia attraversare e continuamente riscrivere.
Nel discorso inaugurale, Monteverdi richiama una verità sottile e necessaria: la bellezza non coincide con lo spettacolo, ma si nasconde nelle fenditure minime del quotidiano. «La gioia, la bellezza e l’umanità si trovano anche nelle piccole cose», afferma, riportando l’attenzione sulla misura fragile e preziosa dell’esperienza. Pisano, sulla medesima scia, definisce IRA come uno spazio di incontro e ascolto, un campo aperto in cui le pratiche si sfiorano, si contaminano, generano traiettorie impreviste.
La serata di apertura esplica tale dialettica. Al Teatro sul Mare, Fortuna – Naufragio all’inverso di Piergiorgio Milano sospende i corpi in un equilibrio instabile, come se ogni gesto fosse pregno di una corrente invisibile. Poco distante, al Teatro Comunale, Amazzoni di Silvia Gribaudi afferma il corpo come territorio politico: spazio di libertà, resistenza, esposizione radicale.
«Un allenamento continuo alla libertà», dice la coreografa: una pratica che il festival sembra accogliere e restituire.
Nei giorni successivi, IRA si espande come laboratorio diffuso. I Pitch&Drink e gli Open Studios dissolvono i confini tra scena e processo, trasformando lo spettatore in presenza attiva, partecipe di un gesto ancora in formazione.
In The Perfect Moment di Matteo Sedda, i corpi si fanno architetture provvisorie, geometrie fragili che tengono insieme tensione e silenzio. E la bella stanza è vuota di Gianmaria Borzillo abita invece l’assenza, trasformandola in materia condivisa, in comunità di solitudini che respirano nello stesso vuoto.
Al tramonto, Body Sweats (for Elsa) di Giorgia Lolli riapre una memoria stratificata: il corpo diventa archivio vivo, attraversato dalla figura di Elsa von Freytag-Loringhoven, e si fa gesto che resiste mentre si consuma.
L’energia si addensa grazie a Focu Meu di Benjamin Kahn che esplora la tensione tra individuo e collettività, mentre Diluvio di Nicola Galli si abbandona a una materia in continuo mutamento, dove suono, luce e corpi si dissolvono e si ricompongono come dopo una tempesta.
Il terzo giorno si ritrae, si fa più intimo e radicale. Stanza (Soverato) di Gaetano Palermo e Michele Petrosino riduce lo spazio a relazione assoluta: un incontro a uno, dove il tempo perde misura e ogni gesto diventa irripetibile.
Attorno a questo nucleo si aprono ulteriori traiettorie: Malia di Parini Secondo, Special K di Davide Tagliavini, Daughter of the Factory di Silvia Viviani. Lingue diverse che compongono un unico paesaggio in movimento.
Non manca un’interrogazione dello sguardo. Manifestus di Jacopo Jenna e Under Control di Luka Piletič riflettono sul corpo esposto, regolato, osservato: materia viva dentro i dispositivi della visibilità contemporanea.
L’ultima giornata non chiude, ma apre una fenditura ulteriore. Accanto a Stanza, emergono nuove indagini: Chucao – Sensitive Interface Biome di María Catalina Jorquera, Vorreië ca scissë la lunë di casagrande//giorgini, Nu di Virginia Spallarossa, dove l’estetica barocca si piega a nuove tensioni del presente.
Nico, Desertshore di Giovanfrancesco Giannini si fa eco e dissolvenza, attraversando memoria e suono attraverso la figura di Christa Päffgen. Todo lo que me falta di Juan Pablo Galimberti, in prima europea, abita invece l’incompiuto come forma generativa, come possibilità ancora aperta.
IRA Festival (ne racconteremo ancora per tracciare il bilancio 2026) è una vibrazione che continua a muoversi sotto la superficie delle cose. Come se Soverato, per qualche giorno, avesse imparato a respirare insieme a tutto ciò che la permea.
SITO WEB DEDICATO: https://irafestival.it/
CALENDARIO DEGLI EVENTI: https://irafestival.it/programma/
Carosello fotografico: Angelo Maggio
Si ringrazia l’ufficio stampa Anna Trapasso









