Recensioni

Hobocombo – Moondog Mask

Claudio Donatelli

è uno straordinario viaggio musicale, dove il passato si veste con gli abiti del futuro, dove i confini non esistono e le idee circolano liberamente. E così il sud del Mondo con i suoi ritmi e le sue cordiali parole, incontra il freddo nord con le sue luci rerefatte

La strada, il marciapiede di una grande città come New york, ad esempio, emette suoni, rumori, senza un preciso senso. Per moltissimi anni quel luogo, non luogo, ha rappresentato il principale palcoscenico e anche fonte di ispirazione per Moondog, nickname scelto da L. T. Hardin (maggio 1916 – settembre 1999). Compositore, musicista, poeta, inventore, per anni ha rappresentato la sua musica lungo le strade di New York, ha regalato idee alla nuova avanguardia, ha pubblicato dischi, Ep, collaborazioni. Si torna oggi a parlare di questo straordinaro artista grazie al trio italiano, di base a Berlino, dal nome Hobocombo. Nel 2011 la band composta da Rocco Marchi, Francesca Baccolini, Andrea Belfi rende omaggio a Moondog arrangiando e riproponendo alcuni suoi pezzi celebri e publicandoli in un disco, edito da Trovarobato/Parade, dal titolo Now That It’s The Opposite, It’s Twice Upon A Time.
In questi giorni gli Hobocombo e la Label Trovarobato tornano in strada per suonare il loro nuovo disco Moondog Mask. Ancora tutto ispirato dall’artista statunitense, ma per il secondo episodio gli Hobocombo hanno scelto di proporre materiale originale dedicato al loro mentore, influenzato dai suoi arrangiamenti, ma anche dalla cultura musicale proveniente dall’Italia, dall’Africa. Insomma un bel mix di note scritte e ideate in un freddo inverno nei pressi del Mar Baltico. Il disco è stato registrato a Berlino con l’aiuto di alcuni musicisti della Berlin Echtzeitmusik. Moondog Mask è uno straordinario viaggio musicale, dove il passato si veste con gli abiti del futuro, dove i confini non esistono e le idee circolano liberamente. E così il sud del Mondo con i suoi ritmi e le sue cordiali parole, incontra il freddo nord con le sue luci rerefatte.
Folk etnico o global popular music, come lo si voglia chiamare, questo lavoro racconta con una disarmante semplicità il blues, il jazz, il folk alle nuove generazioni. Ascoltandolo si riesce a carpire, a sentire l’idea di fondo che ha alimentato la creatività di Moondog, di quell’uomo che ai bordi della 6th Avenue indossava gli abiti di un vikingo, di un essere primordiale, e metteva a nudo la musica, la rappresentava per quello che è.
Moondog Mask non inventa niente, non aggiunge niente a ciò che si conosce, gli Hobocombo destrutturano, svestono, la pop music e per questo meritano di essere acquistati.

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