Interviste

Giovanna Dazzi, Intervista

Annalisa Nicastro

Orione nella mia canzone diventa la metafora di una sorta di comunismo cosmico

Ospitiamo oggi sulle nostre pagine una cantautrice che con il suo Orione EP ci fa sognare un Mondo migliore. Parliamo di e con Giovanna Dazzi che ha vinto il Premio Bianca D’Aponte, riservato alla musica d’autore femminile. In occasione dell’uscita del suo EP abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei.

Ciao Giovanna cosa ci indica il titolo del tuo nuovo EP, Orione?
“Orione” è il titolo del singolo  che apre l’EP ed è soprattutto una delle più famose costellazioni, tanto che è possibile vederla in cielo da qualsiasi punto del pianeta. Questa sua caratteristica mi ha molto colpita e così Orione nella mia canzone diventa la metafora di un senso  di uguaglianza e di appartenenza all’umanità di fronte a cui  i nostri piccoli individualismi perdono di significato. Una sorta di comunismo cosmico :)

I brani in totale sono tre, c’è qualcosa che li lega insieme?
Tre sono anche le stelle della cintura di Orione; in questo senso il numero tre rimanda alla costellazione …e tre è anche sempre  il numero perfetto… I brani sono piccole riflessioni sulla vita e sull’umanità; affrontano alcuni temi che negli anni mi hanno particolarmente coinvolta come ad esempio  il ruolo della fiducia nella nostra società in “Fidarsi è meglio”  e la libertà dalle convenzioni in “Foto clandestine”

Musicalmente parlando nel tuo ep ci sono molti momenti elettronici ma anche qualche ritorno alla musica acustica?
Nel primo EP del 2011 avevo osato con l’utilizzo esclusivo dell’elettronica, poichè in quel periodo ne ero particolarmente affascinata. Con questo EP invece ho preferito “scaldare “un po’ il suono e non precludere l’intervento degli strumenti. Alla fine  infatti  Foto clandestine è diventato un pezzo quasi totalmente acustico con qualche inserto di elettronica. Stavolta ho preferito scegliere il vestito più adatto ad ogni singola canzone, mentre nel primo ep si era scelto un vestito unico per tutti i brani, forse con qualche forzatura.

Agli esordi della tua carriera troviamo una grande passione per il blues, ti ci dedichi ancora? 
Il blues rimane una mia grande passione anche oggi; nei miei ascolti è sempre presente e  – quando ne ho l’occasione- suono ancora  con il mio gruppo storico Gio&the Mojo Workin Band.   Nella composizione di brani però il blues è poco presente, se non in qualche sfumatura. Non c’è un motivo; semplicemente quando ho cominciato a scrivere canzoni non mi veniva niente di blues. Forse perchè ho scelto di scrivere nella mia lingua madre, l’italiano, che si presta poco a questo genere musicale….o forse perchè la mia vita è in verità molto ordinaria e poco “blues”…

Un tuo sogno (musicale e non) nel cassetto?
Un sogno segreto che rimarrà nel cassetto…almeno in questa vita: vorrei diventare una grande trombettista. Ho scoperto questo strumento “da grande” ed ho iniziato a studiarlo tardi, non raggiungendo mai livelli accettabili di esecuzione..però è uno strumento che mi appassiona tantissimo.
Un sogno  forse leggermente più realistico : fare un tour con le mie canzoni nei maggiori teatri di Italia.

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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