Recensioni

Galya Bisengalieva – Polygon Reflections

Scritto da Giovanna Musolino

Ferite ancora aperte che l’artista traduce in suoni, manipolati elettronicamente e distorti, dalle atmosfere algide e spettrali

Ci sono luoghi di cui a stento rammentiamo il nome, che faticheremmo, forse, anche a collocare su un planisfero; tali siti, nostro malgrado, esistono, sono vivi e vissuti, popolati di esseri e storie. Far conoscere un paese, la sua cultura, le sue vicende è solo uno degli innumerevoli meriti che possono attribuirsi agli artisti e alle artiste.
Così l’eccellente e talentuosa Galya Bisengalieva, violinista, compositrice e produttrice anglo-kazaka, nonché leader della London Contemporary Orchhestra con la pubblicazione di Polygon, nel 2023, ha riportato alla luce uno degli episodi più cupi e meno noti della recente storia kazaka. Negli anni della Guerra fredda, dopo l’avvio degli esperimenti atomici da parte degli Stati Uniti, anche l’Unione Sovietica decide di intraprendere test nucleari, individuando in Semipalatinsk, nella steppa nord-orientale del Kazakhstan, il luogo ideale dove effettuarli, perché ritenuto, o fatto ritenere, disabitato. Negli anni compresi tra il 1949 al 1989 l’area in questione diviene la principale zona di sperimentazione atomica sovietica con ben 456 test eseguiti: il risultato è devastante e per il territorio e per la popolazione, con effetti deleteri che, ancora oggi, perdurano. Ferite ancora aperte che l’artista traduce in suoni, manipolati elettronicamente e distorti, dalle atmosfere algide e spettrali.
A due anni dall’uscita di Polygon Galya Bisengalieva ritorna con Polygon Reflections, una ispirata rilettura dei brani che compongono l’album, da parte di artisti del panorama musicale alternativo come: The Bug, Hatis Noit, KMRU, Balkhash Dreaming, Lucy Liyou, Aisha Devi, Alva Noto, Hinako Omori.  Polygon Reflections, restituisce con gli interessi tutta la desolazione e l’oscurità di  Polygon: l’incubo nucleare si è materializzato e le sonorità di questo disco lo evocano e lo plasmano. L’elettronica, declinata in modo vario e molteplice dai musicisti e le musiciste, riesce a interpretare al meglio e a restituire integralmente l’orrore di quello sfacelo senza fine.
Alash-Kala, Saryzhal, Polygon, Sary-Uzen, Chagan, Balapan, Degelen sono i titoli dei pezzi che costituiscono questo superbo disco e sono, altresì, i nomi delle località in cui la tragedia si è sviluppata: danze macabre e angoscianti, in cui gli spettri sembrano aggirarsi senza requie in mezzo alle macerie, vittime inconsapevoli, involucri spolpati di vita, agnelli sacrificati sull’altare di un’insania fatale.

 

Galya Bisengalieva- Polygon Reflections
ONE LITTLE INDEPENDNT RCORDS

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Giovanna Musolino

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