Il 10 dicembre, al Monk di Roma, The Raveonettes hanno ricordato a tutti cosa significa fare rumore con eleganza. Il duo danese è salito sul palco senza fronzoli, immerso in una penombra lattiginosa che sembrava fatta apposta per esaltare quella miscela letale di shoegaze, garage rock e romanticismo noir che da sempre è il loro marchio di fabbrica.
Nessuna nostalgia compiaciuta: quello che è andato in scena è stato un poutporri sonoro ancora vivo, pulsante, capace di suonare urgente anche vent’anni dopo gli esordi.
Sune Rose Wagner e Sharin Foo costruiscono muri di feedback come architetti del disincanto. Le chitarre sono lame avvolte nel velluto, le melodie sono dolci solo in apparenza, mentre la drum machine batte dritta come un cuore sintetico che non conosce esitazioni. Brani storici si alternano con naturalezza, accolti da un pubblico partecipe ma mai sopra le righe, quasi ipnotizzato da quell’estetica sospesa tra luce e oscurità. È musica che non chiede di essere cantata a squarciagola, ma assorbita, lasciata entrare sottopelle.
La forza del concerto sta proprio nella sua coerenza: The Raveonettes non cercano di reinventarsi né di stupire con effetti speciali. Puntano tutto sull’atmosfera, su un suono che vibra e avvolge, su un minimalismo che diventa potenza emotiva. Sharin Foo, magnetica e distaccata, è in perfetto contrasto alla tensione concentrata di Wagner. Insieme, sembrano ancora due outsider che suonano come se il mondo dovesse finire domani.
Quando le luci si riaccendono, The Raveonettes salutano in pubblico e svaniscono. confermando di essere una band che ha fatto della fedeltà a sé stessa una forma d’arte. Ed in un’epoca di revival usa e getta, questo davvero è un atto quasi sovversivo.
Si ringraziano Dna Concerti e Monk Roma
The Raveonettes live al Monk
Roma, 10 dicembre 2025






















