Recensioni

Flamingods – Levitation

Carmelo Di Mauro
Scritto da Carmelo Di Mauro

Un album pop divertente e raffinato

Il progetto musicale dei Flamingods nasce in maniera insolita, attraverso un asse inconsueto che unisce Londra al Bahrain e che conduce ad una interessante contaminazione culturale, oltre che musicale. Non comune è anche il loro modo di lavorare, le distanze geografiche non impediscono ai membri della band di lavorare in sinergia, produrre, scambiarsi i file registrati, così da trovare una sintesi per lo più a distanza.
Questo nuovo album, intitolato “Levitation”, è il primo inciso per la prestigiosa Moshi Moshi, e segue altri lavori già apprezzati da molti per la loro capacità di sintetizzare e valorizzare tradizioni e culture musicali distanti, attraverso l’esplorazione di diversi stili musicali, riuscendo così ad avvicinare, in maniera sapiente, sonorità orientali spesso spigolose e monotone per un orecchio educato all’occidentale, ad una partitura pop, riuscendo a creare un’aura di grazia e misticismo.
A differenza delle esperienze precedenti, però, in questo lavoro c’è un intenso recupero di certo rock danzereccio e festivaliero dei primi 2000 e solo in maniera più sfumata un rimando a sonorità orientali, che si manifestano in maniera evidente, ad esempio, in brani quali “Peaches” o “Moonshine on water”.
Il pezzo con cui si apre il disco, ovvero “Paradise drive”, ha qualcosa di certi singoli degli MGMT, la stessa intensità, il mood festaiolo, un approccio scanzonato e in alcuni tratti provocatorio, un singolo perfetto per i dancefloor e i passaggi in radio. Casualmente, è proprio quello in cui la contaminazione orientale si nota meno.
“Koray” è il secondo brano della raccolta, mosso da una sessione ritmica che quasi ricorda certe produzioni da colonna sonora blaxploitation e da ottime linee di tastiera a fare da contrappunto al cantato. Il brano è un singolo intenso, di quelli da ascoltare e riascoltare durante un lungo viaggio in macchina.
Anche in “Marigold” c’è una pregevole sessione ritmica. Il brano, scelto come singolo, si distingue per intensità e vivacità, avvincente sin dai primi riff di chitarra e con una linea di basso che ai più nostalgici ricorderà certe colonne sonore anni ’70.
Echi beatlesiani segnano, invece, l’inizio e lo sviluppo di “Olympia”, soprattutto nella parte cantata. Da un punto di vista musicale il brano, pur non distinguendosi per originalità, è comunque uno dei più orecchiabili del disco.
Tra gli 11 brani contenuti in questa raccolta è “Nizwa” quello in cui le influenze provenienti dalla tradizione musicale mediorientale si mostrano con maggiore evidenza e, a dire in vero, anche con una sfumatura fin troppo didascalica, in particolare all’inizio del brano, dove si ascolta esattamente ciò che ci si aspetterebbe da una dichiarata contaminazione medio-orientale.
Levitation è in ultima analisi un album pop divertente e raffinato, che nasconde dietro un dichiarato rimescolamento di generi ed influenze, l’idea forte di riprendere sonorità già esplorate e sviluppate in passato, rileggendole in maniera più attuale e facendone un punto di incontro di suoni e culture davvero pregevole.
Peccato, però, che la buona idea di avvicinare oriente ed occidente non sia stata sfruttata a sufficienza, sarebbe stato interessante proporre una nuova stagione di contaminazioni, come accaduto con il fenomeno del jazz etiope di anni ’70, con la passione improvvisa per il blues berbero dei primi 2000, e con i tentativi, più commerciali che di contenuto, di far conoscere il Kuduro angolano in Europa.

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