Interviste

Filippo Arlia, Intervista

“Spero tanto di riuscire, come insegnante, a restituire i miei allievi alla loro natura musicale perché credo che il compito di un maestro sia soprattutto questo”

Filippo Arlia, classe ’89, è un pianista, didatta e direttore d’orchestra, considerato dalla critica internazionale e dalla stampa italiana come uno dei più brillanti e versatili musicisti della sua generazione.
E’ il più giovane direttore di conservatorio d’Italia, dirige, infatti, il Conservatorio Tchaikovsky di Catanzaro da lui fortemente voluto.
Il Maestro Arlia ha diretto alcuni dei musicisti più noti del nostro tempo, come Sergej Krylov, Yuri Shishkin, Michel Camilo, Sergei Nakariakov, Ramin Bahrami, Ilya Grubert, Danilo Rea e Giovanni Sollima. E ha calcato alcuni dei palcoscenici più prestigiosi del mondo, come la Carnegie Hall di New York, la Cairo Opera House, l’Auditorio Nacional de Musica di Madrid, la Novaja Opera di Mosca, Smetana Hall di Praga. Lo abbiamo incontrato per una intervista.

Hai calcato i palchi piu’ prestigiosi del mondo e hai scelto di rimanere nella tua terra, la Calabria dove hai raggiunto risultati storici: sei il più giovane direttore di conservatorio d’Italia. Vuoi parlarci della fondazione del Conservatorio Tchaikovsky, che significato ha per Catanzaro e per tutta la regione?
Catanzaro era l’unico capoluogo di regione in Italia senza il Conservatorio di Musica. Qualcuno ha obiettato che anche Ancona non ha il Conservatorio di Musica ma non è esatto: Ancona ha avuto per tanti anni il Conservatorio e purtroppo è stato chiuso per la cattiva gestione degli enti pubblici. Credo che l’istituzione del Conservatorio a Catanzaro sia un notevole arricchimento per tutto il territorio dal punto di vista sociale e culturale. Chi ci governa dovrebbe capire che si può qualficare un territorio anche con gli interventi culturali oltre che con quelli infrastrutturali.

Sei anche un pianista eccezionale, quali sono i tuoi maestri? Le tue fonti di ispirazione nella musica classica quali sono stati?
Sulla mia strada ho incontrato tanti maestri, tutti mi hanno insegnato bene a suonare ma nessuno di questi è riuscito a restituirmi alla mia natura musicale vera, perciò alla fine mi ritengo un autodidatta. Spero tanto di riuscire, come insegnante, a restituire i miei allievi alla loro natura musicale perché credo che il compito di un maestro sia soprattutto questo: conoscere ed insegnare la tecnica non è affatto sufficiente.

Sei anche molto legato ad Astor Piazzolla. Parlaci del tuo progetto Duettango
Piazzolla mi ha aperto la mente, devo molto a questo compositore come musicista e anche come uomo. Da studente mi sono formato esclusivamente con il repertorio di Bach e Beethoven, ma Piazzolla mi ha aiutato a vedere cose che prima non riuscivo a vedere. Duettango nasce proprio per questo: in Italia il repertorio del genio di Buenos Aires non è conosciuto, noi affrontiamo le sue pagine più belle per far capire agli italiani che non si tratta affatto di un genere musicale “leggero”. I musicisti più preparati hanno bisogno di studiare molto per suonare Piazzolla.

Dal tuo punto di vista come si puo’ coinvolgere sempre piu’ giovani all’ascolto della musica classica? E a imparare a studiare uno strumento? In questo momento storico c’è un approccio o qualche parola magica che puo’ aiutarli ad intraprendere lo studio al Conservatorio o a innamorarsi di musicisti classici?
In realtà il resto d’Europa è molto più avanti su questo argomento: nelle scuole dell’obbligo tutti i ragazzi studiano uno strumento musicale esattamente come studiano la storia e la scienza. Questo non significa che tutti gli studenti diventano musicisti, così come non tutti diventano storici e scienziati, ma imparano ad ascoltare la musica e quindi ad andare a teatro. Serve un’operazione culturale forte che in questo momento è lontano anni luce dal nostro sistema scolastico. Praticamente servirebbe un Ministro dell’Istruzione che sappia fare bene il suo lavoro, cosa non per niente semplice di questi tempi.

Hai diretto alcuni dei musicisti più noti del nostro tempo, come Sergej Krylov, Yuri Shishkin, Michel Camilo, Sergei Nakariakov, Ramin Bahrami, Ilya Grubert, Danilo Rea e Giovanni Sollima. Puoi consigliare ai nostri lettori un suggerimento di ascolto di alcuni musicisti contemporanei?
Ascolterei Brad Meldhau che ha fatto un bellissimo disco, “After Bach”. Suona pezzi del ‘700 e nella traccia immediatamente successiva li improvvisa a modo suo, in maniera jazz. Un connubio perfetto tra passato e presente.

Tra le tante tue innumerevoli collaborazioni colpisce quella del Mediterraneo Radio Festival, di cui sei direttore artistico, il primo festival radiofonico calabrese organizzato in media partnership con Rai Radio 3. Che significato ha per te il Mediterraneo?
Secondo me il Mediterraneo è il posto più bello del mondo. Noi non ci rendiamo conto del fatto che dalla Spagna alla Tunisia, passando per l’Italia e la Grecia, le meraviglie che il Mediterraneo possiede da migliaia di anni sono infinite. Vivere in Italia, di fronte al mar Mediterraneo, è tutto quello che un artista può desiderare per trovare l’ispirazione giusta.

Nella tua carriera, sia come musicista sia come direttore di Conservatorio, in che rapporto sta la tradizione con l’innovazione?
Credo che la musica classica oggi non possa prescindere dall’innovazione. Il nuovo millennio porta con sè una dote importantissima piena di novità, perciò anche gli ambienti più conservatori devono smussare determinati angoli e capire che i giovani hanno bisogno di sentirsi liberi. Le troppe barriere ideologiche, insomma, non vanno più di moda e hanno perso il loro fascino.

Intervista di Annalisa Nicastro
Ringraziamo NC Media

Prossimo evento:
28 maggio III edizione della STAGIONE SINFONICA di Catanzaro diretta dal Maestro Filippo Arlia che si terrà dal 28 maggio al 4 luglio.
Tra i protagonisti Giovanni Sollima, Eugenio Bennato e Alessandro Haber

Duettango (Omaggio ad Astor Piazzolla nel centenario della nascita)
https://www.youtube.com/watch?v=p074g-bKO68)

About the author

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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