Interviste

Cristiano Turato, Intervista

Giovanni Panebianco

Quale pregio ha caratterizzato maggiormente la tua carriera?
La mia propensione a sentire quello che faccio come un’eterna gavetta

E’ il 2012 quando il padovano Cristiano Turato viene chiamato dai Nomadi a sostituire il precedente cantate. E’ la svolta nella sua carriera. Viene presentato a Novellara in occasione del concerto – tributo ad Augusto Daolio. Sono passati sette anni e ritroviamo Cristiano sulla scena con un nuovo singolo dal titolo “Atlantide”. Noi di SOund36 vogliamo saperne di più e lo abbiamo incontrato ad Elice (PE), dove il 17 Agosto si è esibito insieme ad Alberto Bertoli e i Giullari.

Il 7 Maggio è uscito “Atlantide”, il tuo nuovo singolo. Vuoi parlarci della sua genesi?
“Atlantide” è la voglia di uscire un po’ dallo schema prestabilito dalla società. In fondo al brano c’è una parte che parla del volersi svestire, a tutti i costi, di ciò che la società di adesso ci infonde. Io credo che ci sia la forza di farlo e la volontà di scegliere se rimanere così o cambiare.

“Atlantide”, tra le altre cose, segna l’inizio della tua collaborazione con l’etichetta Thunder Label Germany. Come si sono incrociate le vostre strade?
Dopo l’uscita dai Nomadi avevo due obiettivi: andare in Europa, portando l’italianità in giro in quanti più posti possibili, e cercare di lavorare come autore fuori dai confini del nostro Paese. Ho mandato, quindi, un po’ di MP3 a diverse etichette e la Thunder Label mi ha contattato, dimostrando subito il proprio interesse.

Hai toccato precedentemente il tasto “Nomadi”: ti senti di raccontarci l’emozione che hai provato quando nel 2012 sei stato chiamato a sostituire Danilo Sacco?
In realtà per me è stato tutto inatteso, perché non conoscevo assolutamente nulla dei Nomadi, se non “Io Vagabondo”. Per fartela breve, a due settimane dal tributo ad Augusto Daolio hanno scelto tra centinaia e centinaia di persone, finché siamo rimasti in due o tre. Abbiamo fatto un provino dal vivo e hanno selezionato me. Da quel momento sono stato catapultato dentro questo mondo un po’ pazzo e devo dire che mi sono divertito davvero tanto.

Quale pregio ha caratterizzato maggiormente la tua carriera?
La mia propensione a sentire quello che faccio come un’eterna gavetta. Questa mia voglia di imparare e sono qui stasera ad Elice proprio per far questo.

Un’altra tappa fondamentale del tuo percorso artistico è stato il progetto Ivideo. Come nacque il sodalizio con il producer Alberto Roveroni e , azzardo, ci sarà un seguito a “Quando Sogno Sparisco”, il vostro unico disco insieme?
Ci sarà un seguito, ma non posso dirti altro. Con Alberto sono amico d’infanzia e siamo partiti tutti e due da Padova. Lui poi ha preso altre strade e io sono entrato nei Nomadi. In seguito ci siamo rincontrati e abbiamo riassunto vent’anni di provini che ci scambiavamo via e-mail in un disco di Pop elettronico che tratta di argomenti leggeri come una passeggiata in un bosco, ma anche di temi più sentiti come le storie, che mi hanno molto colpito, di imprenditori in Veneto che si sono suicidati a seguito della crisi economica. Ce ne siamo sbattuti, siamo andati proprio a braccio e abbiam messo dentro tutto quello che ci piaceva. Una cosa molto carina che abbiamo fatto è stato riarrangiare per il disco dei Dik Dik “Senza Luce” e farne una specie di suite di otto minuti. Invito te e i lettori di Sound36 di andare ad ascoltarla.

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