Recensioni

Cincilla – Sogni In Saldo

Giovanni Panebianco

Cincilla si presenta con un disco che fa della genuinità il suo punto focale e, senza eccessivi sfarzi, colpisce e rapisce

Fuori dal 4 maggio, “Sogni In Saldo” è un album che colloca il musicista veneziano Pietro Milella, in arte Cincilla, tra le nuove leve dell’Indie nostrano. Musica a cavallo tra l’elettronica e il cantautorato, coadiuvata da testi, le cui molteplici dimensioni delle tematiche trattate, danno quel tocco introspettivo e intimo tanto in voga al momento.
Si parte con “Indipendente”, una canzone che mette alla berlina le ragioni che spingono un musicista a comporre. L’artista non scende a compromessi e, agile, salta da un brano all’altro, facendo incursioni nei sogni (“Non So Più Chi Sei”) e nel quotidiano (“Sakè”) di chi lo ascolta.
Parliamoci chiaramente: le sonorità a cui il cantante è legato non sono nulla di inedito, ma sono strade abituali per i nomi affermati del genere, a partire da Gazzelle fino ad arrivare a Gio Evan.
Un brano centrale dell’EP è senz’altro “Clichè”, il cui motivo coriaceo ritengo sia il picco più alto dell’intero lavoro. Non mi posso esimere dal citare “Ghost Track”, una breve nenia che ci accompagna dolcemente all’uscita.
Cincilla si presenta con un disco che fa della genuinità il suo punto focale e, senza eccessivi sfarzi, colpisce e rapisce. Ci fa capire, con la musica, che la semplicità può essere il più adatto dei biglietti da visita.

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