«Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso».
La frase di Gigi Proietti aleggia come un presagio su “ A Mirror – Uno spettacolo falso e non autorizzato”, presentato il 14 gennaio al Teatro Politeama Mario Foglietti di Catanzaro, all’interno della stagione teatrale 2025/2026 ideata e curata da Antonietta Santacroce.
Qui il teatro non imita il mondo: lo mette a nudo.
Un rito sotto gli occhi del potere
Si comincia con un matrimonio. Un gesto antico, solenne, rassicurante. Nina e Leo si uniscono davanti a una comunità che osserva in silenzio, in uno spazio dove tutto sembra al proprio posto. Eppure qualcosa stona, come una nota trattenuta troppo a lungo.
La scena è attraversata da un ordine che non protegge, ma sorveglia. In questo universo chiuso, l’arte esiste solo se autorizzata, filtrata, addomesticata da un Ministero senza volto. Il matrimonio si rivela presto per ciò che è: una maschera, un paravento dietro cui prende forma una rappresentazione proibita. Perfino guardare e registrare il reale diventa un atto di insubordinazione.
Quando la realtà tace e la finzione sussurra verità
Il progetto di Altra Scena – Viola Produzioni / Centro di produzione teatrale affonda le mani in una contraddizione radicale: la realtà, ripetuta fedelmente, non dice nulla; la finzione, invece, parla.
La prima resta muta, la seconda ferisce, interroga, incrina le certezze. Quando il gioco si svela, la scelta non riguarda più solo i personaggi. Riguarda chi guarda. Perché il teatro, quando è vivo, non concede neutralità: chiede di esporsi, di decidere, di stare.
Specchi, maschere e vertigini
Il racconto procede come un corridoio di specchi. Dentro e fuori si confondono, i ruoli slittano, le identità si incrinano in un continuo rimando pirandelliano. Il ritmo è quello di un thriller dell’anima, dove ogni rivelazione apre nuove zone d’ombra. Come nei giochi narrativi cinematografici della saga Knives Out, la verità non è mai definitiva, ma si muove, sfugge, si ricompone sotto sguardi diversi. La quarta parete si frantuma: il pubblico non assiste, partecipa. Non osserva, è osservato.
La leggerezza come forma di resistenza
C’è ironia, c’è gioco, c’è una leggerezza che non banalizza ma scava.
“ A Mirror” utilizza il linguaggio ludico del teatro per parlare di cose serie: la libertà, il controllo, il rischio di tacere. Il sorriso diventa una lama sottile, capace di incidere senza fare rumore.
Gli interpreti — Ninni Bruschetta, Claudio “Greg” Gregori, Fabrizio Colica, Paola Michelini e Gianluca Musiu — attraversano questa partitura instabile con equilibrio e ascolto, sostenuti dall’aiuto regia di Giuditta Vasile, senza mai forzare il senso, lasciando che emerga.
Uno spazio che respira inquietudine
Le scene di Alessandro Chiti disegnano un luogo elegante e vulnerabile; le musiche di Mario Incudine ne amplificano il battito sotterraneo; i costumi di Giulia Pagliarulo e le luci di Sofia Xella plasmano corpi e ombre, fino a dissolvere il confine tra scena e retroscena.
Lo spazio non contiene l’azione: la ascolta, la tradisce, la espone.
Il teatro come atto di verità
“ A Mirror – Uno spettacolo falso e non autorizzato” non racconta soltanto un mondo in cui l’arte è sorvegliata. È esso stesso un gesto di disobbedienza poetica, una dichiarazione d’amore per il teatro come luogo in cui il vero può ancora accadere. Perché, quando tutto è controllato, è nella finzione che la verità trova rifugio. E sul palcoscenico, fragile e necessario, continua ostinatamente a respirare.
Si ringraziano:
Ufficio Stampa Teatro Politeama: Domenico Iozzo
Social Media Manager Teatro Politeama: Anna Trapasso
Antonio Raffaele: crediti fotografici

