Mark Walton, bassista.
La copertina è dedicata a lui, ad un bassista. Sempre i soliti front-men, cantanti, belle coriste o virtuosi e coreografici chitarristi? No, per una volta ad aprire è un bassista (per tacere di Gordon Summer, in arte Sting…), Mark Walton, fondatore con Steve Wynn (chitarra e voce) e Dennis Duck (batteria) dei The Dream Synadicate. Anche lui a presenza scenica non scherza, sostiene la ritmica con i suoi giri di basso, precisi e puntuali. Bastano pochi secondi, e senza che te ne accorgi ti stai già muovendo sui suoi tempi.

Ultimi lavori.
Il concerto è diviso in due parti, nella prima presentano i brani più recenti, quelli dopo la reunion del 2012. Otto pezzi, in gran parte tratti da How Did I Find Myself Here?, l’album d’esordio del 2017, dopo la rinascita della band. Suoni più rotondi, melodici, lontani dal post punk degli esordi, un po’ R.E.M. se vogliamo, che lasciano spazio alla chitarra di Jason Victor. Solo a me ricorda fisicamente il giovane Mark Knopfler? Uso del plettro a parte…

Medicine Show.
Seconda parte del concerto, altri otto brani tratti dal loro album di maggior successo. Era il 1984, dopo l’esordio con The days of wine and roses, arriva Medicine show, che consacra il gruppo nel panorama indi-rock californiano. I suoni sono più duri, ricordano gli anni della psichedelia ed il post-punk, e la voce di Steve Wynn quella di Lou Reed.

I bis, ops…encore.
C’è ancora tempo per tre canzoni, di cui l’ultima, una cover di Eric Clapton, manda definitivamente in estasi gli oltre cinquecento venuti all’Hiroshima Mon Amour.

A proposito, il club sta pubblicando gli eventi del Flowers Festival, gran bei nomi, anche quest’anno una rassegna da non perdere! Per chi è della zona consiglio di dare sempre un’occhiata alla programmazione di via Bossoli.

https://www.thedreamsyndicate.com/
https://hiroshimamonamour.org/
https://www.instagram.com/photomvphoto/
Come sempre un ringraziamento particolare all’addetta stampa di HMA. Tnx Glenda.












