Arti e Spettacolo Pop Corn

Treemonisha @ La Musica Dei Cieli 2018

Giovanna Musolino

Il messaggio dell’opera è potentemente rivoluzionario e scomodo anche nell’Italia di oggi, in cui la cultura viene quotidianamente svilita

Dal 5 al 22 dicembre varie località lombarde hanno ospitato La musica dei cieli, un festival, nato nel 1996, con l’intento di promuovere e favorire la conoscenza e il dialogo tra le culture più diverse. Sul palco si avvicendano artisti celeberrimi e meno noti al grande pubblico, accomunati da un elemento che è anche il filo conduttore della manifestazione: la spiritualità.
Il 17 e il 19 dicembre Milano ha ospitato la rappresentazione di un’opera tanto particolare quanto misconosciuta: Treemonisha, lavoro in tre atti del musicista afro-americano Scott Joplin, noto per aver composto tra l’altro The Entertainer, celeberrimo motivo ispiratore della colonna sonora de La stangata. Il compositore, vissuto tra il 1800 e il 1900, figlio di una schiava e di un uomo libero, ha dedicato l’ultima parte della sua vita alla realizzazione di Treemonisha, ma, purtroppo, l’opera sarà portata sulle scene per la prima volta solo postuma. La protagonista, che dà il titolo all’opera, è una ragazza nera, istruita da una donna bianca, che vive in un villaggio dominato da ignoranza e superstizione. Gli schiavi raccoglitori di cotone che lo popolano sono tenuti in scacco da stregoni attraverso amuleti e sortilegi. La fanciulla si ribella a queste false credenze e, grazie al suo coraggio e alla sua misericordia, sarà scelta come guida dagli abitanti del villaggio.
L’argomento è sicuramente inusuale per un’opera lirica, ma non è questa l’unica sua peculiarità: Treemonisha, infatti, abbina a una impostazione compositiva di stampo melodrammatico classico, una musica ragtime: Scott Joplin, difatti, era considerato The King of Ragtime.
Il tempio Valdese di Milano con la sua solenne austerità e l’ottima acustica ha accolto la replica del 19 dicembre sotto forma di “opera lirica per soli coro e orchestra in forma di concerto”. Il coro è Cantosospeso, splendido ensemble attivo dal 1987, l’orchestra è la Civica orchestra di fiati di Milano, le cui origini risalgono addirittura al 1859. Sulla scena anche i solisti: Ksenia Titovchenko, Patrizia Zanardi, Davide Rocca, Ramtin Ghazavi, Roberto Termine, Edoardo Francesconi. A dirigere questi straordinari musicisti, il maestro Martinho Lutero Galati De Oliveira.
L’opera, come detto, è inconsueta per chi è avvezzo al melodramma italiano, sia nel contenuto, sia nella musica, ma, superata la sorpresa iniziale, riesce a conquistare rapidamente l’ascoltatore e a tenerlo avvinto fino alla fine, quando il coro e i solisti eseguono la liberatoria e trionfale A real slow drag (ripetuta anche nell’acclamato bis). Il messaggio dell’opera è potentemente rivoluzionario negli Stati Uniti di inizio ‘900: una donna nera conduce gli abitanti del suo villaggio all’affrancamento dalla superstizione con l’ausilio della conoscenza. Il messaggio dell’opera è, ahimè, pesantemente scomodo nell’Italia di oggi, in cui la cultura viene quotidianamente svilita, in modo più o meno subdolo, allo scopo di obnubilare le menti degli individui e renderli più docili e meno reattivi dinanzi agli scempi perpetrati a detrimento dell’intero genere umano: in fondo, il concetto di “Panem et circenses” non è mai passato di moda! La cultura non è più intesa come un valore, ma considerata alla stregua di una zavorra di cui liberarsi e vergognarsi. Proprio le donne oggi sembrano aver perso anni di dure lotte e battaglie e voler accettare di essere nuovamente relegate al ruolo di bamboline graziose e accomodanti!
Un plauso, dunque, a quest’opera che ci ricorda quale potere sia insito nella conoscenza e quanta forza le donne possano avere; un plauso al coro, ai solisti, al maestro per averci scaldato il cuore e deliziato le orecchie con una mirabile interpretazione.

 

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