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Recensioni

Fat Trel – SDMG

Annalisa Nicastro

SDMG è una sorpresa soprattutto per la capacità di Fat Trel di reggere un progetto di ventuno tracce senza praticamente nessuna collaborazione di primo piano, contando unicamente su di sé.

Applicare la genetica alla musica, specialmente nella discografia attuale, pare pretenzioso e francamente utopico. Tuttavia, in alcuni rarissimi casi, può essere un qualcosa di fattibile: esistono, infatti, artisti che sembrano, per estetica o altre affinità, predisposti dal principio al giungere in particolari realtà che sembrano esistere apposta per loro. Fat Trel, nome più risonante tra quelli del nuovo movimento rap di Washington, ha di recente firmato un contratto con la Maybach Music, e SDMG, il suo ultimo lavoro, palesa come non avrebbe potuto, dati i suoi canoni, fare una scelta migliore.
Rick Ross, capo della Maybach Music Group e figura tra le più prominenti dell’attuale panorama USA, ha infatti quasi imposto alla label – pur indirettamente – un’estetica sonora divisa tra un filone sonoro di pura trap, monolitico, tonante e dispotico, e un altro sofisticato, brillantemente ornato di sample ed elementi old school; la medesima dicotomia tra la quale Fat Trel fa leggiadramente spola. Il fatto che la MMG abbia tra i suoi esponenti più noti il suo concittadino Wale altro non fa che benedire ulteriormente uno sposalizio ancora nelle sue fasi embrionali. Veniamo al tape, ora.
Pur nascendo come street rapper, Trel mostra in alcuni momenti di SDMG lampi di vena pop: sui sonagli e i synth stellari della title track si cimenta in un melodico flow per tutti i cinque minuti del pezzo, ribadendo l’interessantissimo incedere simil-filastrocca sulla placida strumentale di “Niggaz Dying”, dai bassi gorgoglianti e dall’incantevole melodia di flauto. Anche “Thots”, seppur più ruvidamente, abbina cantato e rap, senza nascondere l’ispirarsi di Trel ai giovani colleghi di Chicago, Chief Keef e Lil Durk, ormai esperti, malgrado l’età, in questa produttiva quanto rischiosa pratica.
La selezione dei beat è sicuramente il punto di forza del tape, considerando che un artista sino a poco fa indipendente non ha sicuramente l’accesso ai mezzi che può avere invece un nome affermato. “Going Crazy” vive su un favoloso e ipnotico loop di angelici vocali femminili, “WE4MN” ha un beat la cui solennità ricorda “Ambition” dell’amico Wale, mentre “The Latest”, con le sue sonorità dancehall, è una piacevolissima sorpresa. Beat eleganti e ricercati, questi, che spesso alternati ai ruggenti corni e ai perentori synth dei beat di “Shoot”, “No Lamez” ed “SB Ohhh”.
Per quanto di buono si possa dire dei beat, SDMG compie alcuni passi falsi, per via delle ancora presenti ma limabili defezioni di Trel nei testi. I flow sono vari, diversificati e mai monotoni, ma il persistere su temi ormai stereotipati come donne, soldi e violenza (Sex, Drugs, Money Guns è l’acronimo del titolo del tape), senza peraltro rivisitare il tutto con metafore o punchlines nuoce a dei pezzi altrimenti dall’indubbio spessore. Il carisma di Trel maschera il tutto, ma non c’è dubbio sul fatto che queste (eliminabili) lacune siano fastidiose per un artista pronto all’affacciarsi al mainstream.

Che sia stato o meno già commissionato dai piani alti della Maybach Music, SDMG è stato una sorpresa soprattutto per la capacità di Fat Trel di reggere un progetto di ventuno tracce senza praticamente nessuna collaborazione di primo piano, contando unicamente su di sé. E a fronte dei suoi numerosi momenti brillanti in questo sforzo, è legittimo per la scena di Washington riporre in lui le proprie speranze, augurandosi che la sapiente gestione di Rick Ross faccia di Fat Trel una star quanto prima.

Patrizio Corda

“SDMG”

“Niggaz Dying”

“Thots”

“SB Ohhh”

Fat Trel
SDMG

Tipo: Mixtape
Label: Maybach Music Group, Roc Nation
Tracce: 21

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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