Interviste

Vanarin, Intervista

Giovanni Panebianco

“Il nostro desiderio è quello di riuscire ad avvicinarci sempre di più all’identità che vogliamo comunicare a chi ci ascolta”

Tornano i Vanarin con un nuovo EP per Dischi Sotterranei, con un lavoro intitolato semplicemente “EP2”. Facciamoci raccontare dai ragazzi, in questa intervista, tutto ciò che ruota attorno a questa loro fatica targata 2020.

Cosa vuole dire il vostro nome?
Il nome Vanarin è il risultato di un gioco di parole e suoni. Secondo Urban Dictionary è una parola slang che significa un sentimento misto di gioia e dolore. In origine ci piaceva il suono, poi ne abbiamo scoperto il significato e ci siamo affezionati.

Da poco é uscito “EP2”. Da cosa si differenzia dai vostri dischi precedenti?
Il nuovo lavoro nasce dall’esigenza di trovare un sound più compatto rispetto alle precedenti pubblicazioni, in questo crediamo di esserci avvicinati molto al risultato che volevamo ottenere. In quattro abbiamo trovato una nuova formula che ci entusiasma, definendo bene il ruolo di ognuno di noi. Siamo passati da un mondo più variegato e caotico a un universo più uniforme ed efficace, vicino alle sonorità che ci accomunano.

Come siete entrati in contatto con l’etichetta Dischi Sotterranei?
Il contatto con la nuova etichetta è stato casuale. Abbiamo suonato un paio di anni fa allo Sherwood Festival di Padova e al Sub Cult Fest. Lì abbiamo iniziato a conoscere la realtà padovana e dopo un paio di altri concerti nella provincia, siamo entrati in contatto con loro. Eravamo entrambi alla ricerca di una nuova collaborazione e così abbiamo iniziato a lavorare assieme. Sono una nuova realtà estremamente energica e siamo entusiasti di farne parte.

Avete aperto i concerti di artisti importanti della musica mondiale. Avete un aneddoto particolare legato a queste esperienze?
È capitato di fare qualche apertura in situazioni veramente stimolanti. Il primo anno che eravamo in tour abbiamo aperto a Thurston Moore a Radio Onda d’Urto. Al di là della situazione “non da tutti i giorni” in cui ci siamo trovati a suonare, ricevere apprezzamenti da un simbolo come lui è stato sicuramente qualcosa di elettrizzante.

Vi sentite un po’ figli del Pop di band blasonate come The Shins o Architecture in Helsinki?
No, sono band che conosciamo di nome, di cui abbiamo fatto solo qualche ascolto casuale. Stiamo ascoltando tanta musica diversa e di recente siamo vicino al Funk, R’n’B, Hip Hop e Afro Music. Ma lo prendiamo assolutamente come un complimento!

Dopo aver fatto uscire “EP2”, quale sarà il passo successivo dei Vanarin?
Stiamo lavorando su un nuovo disco che tra non moltissimo uscirà. Scriviamo e raccogliamo i brani sulla scia della nuova vibrazione che stiamo cavalcando. Il nostro desiderio è quello di riuscire ad avvicinarci sempre di più all’identità che vogliamo comunicare a chi ci ascolta.

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