Recensioni

Turin Brakes – Wide-eyed nowhere

Scritto da Marco Restelli

I Turin Brakes fanno davvero grande musica

Lo ammetto: per i Turin Brakes ho sempre avuto un debole, sin dal loro album di esordio The Optimist LP, ormai risalente a una ventina di anni fa.
Quando la band inglese iniziò il suo percorso discografico faceva parte del così detto New Acoustic Movement che vide diversi artisti (David Gray, Elliot Smith, Damien Rice, i Kings of Convenience fra gli altri) mettersi in luce a livello mainstream, ridando vigore alla musica folk. In questo lungo arco temporale, il duo formato da Olly Knights e Gale Paridjanin ha pubblicato otto dischi con cadenza abbastanza regolare e col passare del tempo ha di fatto allargato la propria line up ai due collaboratori fedeli: Rob Allum ed Eddie Myer. Il proprio stile direi che non ha mai subito grandi scossoni o fasi sperimentali ed il loro sound è rimasto quindi sempre abbastanza legato alle stesse vibrazioni acustiche, pur con una costante evoluzione. Quello che bisogna riconoscergli è la capacità di una scrittura semplice, ma sempre ricca di notevoli spunti melodici che in alcuni casi li hanno portati anche nelle parti alte delle classifiche.
In questi giorni esce il loro nono lavoro in studio (per Coocking Vinyl) intitolato Wide-eyed nowhere e, già ad un primo ascolto, quanto detto sino ad ora può essere confermato in toto. Quando parte l’iniziale e malinconica ballata When you’re around la voce di Knights inizia a fare breccia con la sua cadenza languida e la chitarra inizia a tessere la sua tela fatta di emozioni a presa rapida. Non è da meno la più ariosa mid-tempo Up for grabs – che verosimilmente finirà per essere uno degli episodi più riusciti dell’album – con cori che mettono subito di buon umore e fanno venir voglia di riascoltarla a stretto giro di posta. World like that è un altro episodio a ritmi tendenzialmente bassi che conclude alla grande l’ideale trittico di apertura e che aiuta a mettere subito le cose in chiaro: i Turin Brakes quando vogliono sanno fare grande musica.
Isolation, il primo pezzo stradaiolo (anche nel testo si parla di autostrade) e spedito, sembra rubato ai War on drugs più ispirati ed è veramente rilassante lasciarsi trasportare da una sezione ritmica così incalzante. Sembra quasi di sentire un vento caldo sparato direttamente faccia dai finestrini spalancati della macchina, lanciata in corsa al tramonto. This love ha un retrogusto elettrico lasciato sullo sfondo qua e là, mentre Solid ground ha un suono più tipicamente americano, quasi blues, che aiuta a mischiare di nuovo le carte sul tavolo per evitare cali di attenzione.
Concludo con la title track, nella quale la voce del cantante regala forse il meglio di sé, e la carezza finale No rainbow piena sfarfallii elettronici che, un po’ come tutto questo nuovo lavoro dei Turin Brakes, ne suggerisce un ascolto notturno. Tirando le somme, a quattro anni da Invisible storm, possiamo considerare questo Wide-eyed Nowhere un ulteriore tassello di qualità nel bellissimo mosaico costruito da questa talentuosa band d’oltremanica, sin dagli inizi del nuovo secolo.

About the author

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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