Una cosa è certa: se lasceremo morire il gratuito, se ascolteremo unicamente questo mortifero canto
che ci spinge a rincorrere il guadagno,
saremo solo in grado di produrre una collettività malata e smemorata
che finirà per perdere il senso della vita”
Nuccio Ordine
Il gratuito è il gesto che non chiede restituzione, il tempo che offriamo senza calcolo, la bellezza che non si misura con il prezzo ma con la capacità di trasformarci. È una biblioteca aperta, una conversazione che dura fino a notte, una musica che qualcuno ha composto senza sapere chi l’avrebbe ascoltata. È l’aria stessa della cultura.
Cosa accade quando ogni cosa deve produrre profitto, quando anche il sapere diventa un investimento e la relazione una strategia?. In quel momento, lentamente, smettiamo di riconoscere il valore delle cose che ci rendono umani. Se quel gesto scompare, resta una società efficiente ma impoverita, piena di calcoli e priva di senso. Una società che produce molto, ma ricorda poco, che accumula, ma non comprende più perché vive.
Il “canto mortifero del guadagno” non è solo una critica al capitalismo culturale è la descrizione di un pericolo spirituale. Quando tutto diventa utile, nulla è più davvero necessario. E tra le prime cose a svanire sono proprio quelle che danno profondità alla vita: l’arte, la ricerca, l’insegnamento, la gratuità dell’amicizia e del pensiero.
Difendere il gratuito, allora, non è un gesto romantico è un gesto di resistenza. Significa continuare a credere che esistano cose che non si comprano: la bellezza di una poesia, la generosità di un maestro, il tempo dedicato a comprendere il mondo.
È lì che la vita torna a trovare il suo significato più profondo, in ciò che non ha prezzo.
SOund36 questa settimana ti presenta:
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