É stato un immenso piacere dialogare con Amaury Cambuzat, dopo aver letteralmente consumato i dischi della sua band Ulan Bator negli anni passati e aver gustato l’ultimo disco. Qui ci parla di come ha iniziato nella musica, del nuovo album Dark Times e di molti progetti in cantiere.
Gli Ulan Bator saranno in tour in Italia a partire da aprile, vi consiglio vivamente di scegliervi qualche data! (sotto il calendario).
Quando ti sei avvicinato alla musica e qual è stato il tuo primo strumento?
Arrivo da studi classici che ho intrapreso sin da bambino in un conservatorio nei pressi di Parigi. Lì ho studiato pianoforte e contrabbasso, ma ero molto attratto dalla musica punk e rock, avevo recuperato dei 45 giri dei Sex Pistols, mi piaceva quella roba lì. I miei genitori erano appassionati di colonne sonore del cinema e quindi ho ascoltato molto anche compositori come Ennio Morricone. Un giorno arriva a casa un mio amico con una chitarra un po’ mal messa, avevo circa tredici anni, lui suonava anche la batteria ed è stata la prima esperienza elettrica. Successivamente ho suonato anche il sassofono per un paio di anni, credo però di non avere una passione preponderante per uno strumento in particolare, mi piace sperimentare con vari di essi.
Solitamente come nasce un tuo pezzo?
Sin da adolescente lo strumento che più mi attirava era il basso e fu il primo che comprai con i soldi guadagnati lavorando in una gelateria di Parigi durante l’estate. La mia composizione parte sempre dalla linea di basso che per me è inteso non come strumento di accompagnamento, ma di creazione.
Tra i molti dischi degli Ulan Bator ce n’è uno cui sei più legato, o un pezzo in particolare?
Posso dire che in ogni mio disco ci sono sempre un paio di pezzi che mi stanno più a cuore, sono molto contento dell’ultimo album Dark Times (2025) perché mi assomiglia molto, ci trovo corrispondenza. Ho cercato di essere il più onesto possibile, non inseguendo a tutti i costi la scrittura poetica o delle forme che rendessero il lavoro “intellettuale”. Ho cercato la semplicità, la trasparenza. Solitamente non penso tanto al fatto che un disco arrivi o meno, (certo se arriva è bellissimo) quanto al che la mia musica cresca e io possa superarmi in quello che sperimento e creo.
Hai esperienza musicale in diversi paesi europei, quali punti di vicinanza e distanza hai potuto notare tra Francia, Germania e Italia, ad esempio?
Quando abbiamo iniziato con la band Ulan Bator nel 1995 in Francia apparivamo alquanto strani per le nostre sonorità, il pubblico faceva fatica a capirci, non era rock francese, rap o musica ibrida molto in voga nel mio Paese; l’anno dopo ci siamo trovati a fare un tour in Italia e lì abbiamo scoperto di avere un pubblico giovane, coetaneo, “più nostro”. Ho visto molta apertura e curiosità anche nel Regno Unito e negli USA, dove la gente va ai concerti semplicemente perché ha voglia di ascoltare buona musica e non perché si parla di quella band specifica che è ormai confermata. In Germania non suono da diversi anni con Ulan Bator, la vedo un po’ come la Francia, c’è molta proposta e quindi il pubblico seleziona maggiormente cosa andare ad ascoltare e vedere. A mio avviso in Italia c’è più curiosità e voglia di scoprire nuovi gruppi.
Quali progetti stai attualmente seguendo e cosa si sta preparando per il futuro?
Ad aprile partirà il tour con Ulan Bator in trio (insieme a me ci saranno Mario Di Battista al basso e Alessandro Vagnoni alla batteria) e c’è tanta voglia d’iniziare. Suoneremo in varie località italiane, anche in qualche festival estivo; proporremo i pezzi dell’ultimo disco, magari i più tirati e altri tratti dai precedenti, l’idea è di fare un pezzo per ogni album, magari rivisitati. In parallelo sto lavorando come produttore e nell’ambito del mixaggio per alcuni gruppi che hanno richiesto il mio personale tocco, attualmente sto seguendo il disco di uno dei componenti dei Faust che uscirà tra circa due mesi per un’etichetta tedesca. A breve dovrei iniziare la collaborazione con un gruppo di Parma e uno di Benevento. Aggiungo che il disco Dark Times uscirà anche in vinile e sarà disponibile ai concerti insieme agli altri dischi e che mi dedico anche al mio progetto solista “I Feel like a bombed Cathedral” che vede la collaborazione della visual artist inglese Daisy Dickinson.
Poi chissà…. un nuovo disco con Ulan Bator e la continuazione del tour?!

