Interviste

Serena Altavilla, Intervista

“Morsa è un termine che in qualche modo riporta a una rinascita, alla ricerca di un antidoto”

Il debutto solista di Serena Altavilla ha fatto incetta immediata di feedback positivi da parte della critica specializzata. In poco tempo Morsa è finito sulla bocca di tutti. Scopriamo cosa si cela dietro il suo successo in questa intervista.

La mia prima curiosità riguarda il titolo del tuo disco, Morsa, una parola piuttosto singolare ed ermetica.
E’ una parola che ha un suono molto bello, morbido, ma che ha anche il significato di addentare ed essere addentato. E’ un termine che in qualche modo riporta a una rinascita, alla ricerca di un antidoto.

In che maniera la tua strada si è incrociata con quella della Blackcandy Produzioni?
Dal 2005 al 2013 avevo un gruppo che si chiamava Baby Blue/Blue Willa e, sai com’è, gli organizzatori di eventi a Prato, Firenze, Pistoia erano sempre gli stessi ed era difficile non conoscersi. Un giorno, sapendo che stavo facendo questo album, i ragazzi della Blackcandy mi hanno chiesto di stamparlo. E’ stato tutto molto semplice e spontaneo.

Rimanendo nell’ambito del tuo passato, so che oltre ai Baby Blue/Blue Willa hai avuto un’altra band chiamata Solki. Come cambia la percezione di un’artista da membro di un gruppo alla dimensione, per te inedita fino a poco fa, di cantante solista?
Finora è stata un’esperienza interessantissima. In realtà avevo proprio il desiderio di mettermi alla prova, mi sentivo pronta ed era un qualcosa che cercavo. E’ diverso scrivere e sviluppare le proprie idee in una band, rispetto al farlo in studio con il produttore. Sono bellissime entrambe le situazioni, chiaramente non c’è un meglio o un peggio, ma in questo momento mi sento più al centro così.

Parliamo ancora di scelte inerenti a Morsa: un’altra è stata selezionare come singolo apripista una canzone struggente come “Epidermide”. Perché proprio questo brano?
Ad “Epidermide” ci sono particolarmente affezionata ed è la prima traccia che ho affrontato con Marco Giudici, produttore artistico e musicista all’interno del disco. Non è solo il brano di partenza, ma anche quello che abbracciava tutte le canzoni contenute in Morsa con i suoi lunghi tentacoli.

Ho letto che sei stata definita una via di mezzo tra Mina e il punk: ti ci rivedi in questa specifica?
E’ una definizione stupenda, una combo di parole brillanti. Mi ci rivedo, perché effettivamente nella mia crescita artistica sia Mina che il punk sono stati dei colpi di fulmine enormi. La canzone italiana, di cui Mina è un’icona, insieme all’influenza punk non sono mai mancate nella mia vita.

Incrociando le dita, hai già programmato un tour per quando si potrà ripartire?
Il tour programmato non c’è ancora, ma so che stiamo lavorando in questo senso. Si occuperà del booking la Kashmir Music ed è la prima volta che collaboro con loro. Le cose ripartiranno, bisogna vedere come.

Serena Altavilla
Blackcandy Produzioni
Kashmir Music

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Giovanni Panebianco

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