Interviste

Ruth Theodore, Intervista

Giovanni Panebianco

Ruth Theodore è un fantastico esempio di musica suonata con il cuore

Compositrice poliedrica e talentuosa, capace di coniugare alla perfezione il Folk con il Pop inglese, Ruth Theodore è al momento in tour, per la prima volta nel nostro Paese, con una serie di date. Il suo ultimo lavoro, “Cactucus”, un fantastico esempio di musica suonata con il cuore, è stato stimato da riviste del calibro di Mojo Magazine e The Guardian. Non ce la siamo fatta scappare, ovviamente, e abbiamo realizzato questa intervista esclusiva alla fine del suo concerto al Primo di Chieti Scalo il 27 Giugno.

Iniziamo parlando del tuo ultimo disco e della sua produzione ad opera di Todd Sickafoose.
Avevo le canzoni pronte e ho contattato Todd per capire se fosse interessato a produrre l’album. Ha ascoltato le versioni demo, che avevo precedentemente inciso, e ha accettato. Così sono volata in America dove abbiamo analizzato i miei arrangiamenti originali. Lui è particolarmente portato per lo strutturare i brani, dar loro compattezza. Abbiamo registrato alcune cose e ha tirato fuori un suono inaspettato, mettendoci molto del suo e se si ascolta il risultato finale è impossibile non notarlo.

Sei in Italia per un mini tour promozionale di nove date: quali impressioni hai avuto finora?
Come artista sono state le mie prime esibizioni in Italia. L’unica volta che ero venuta da voi ero stata in Sardegna per circa una settimana. E’ una nazione che mi piace molto. Oggi, ad esempio, ho trascorso la maggior parte della mia giornata in spiaggia. Siamo qui per lavorare, è un periodo molto intenso per me sotto quel punto di vista, ma comunque riesco a ritagliarmi del tempo per svagarmi.

Quali sono le tue principali influenze musicali?
In realtà ne sono molte, non c’è un artista in particolare al quale mi ispiro. Citerei, nello specifico, Joni Mitchell, Ani Di Franco, Bob Dylan, Paul Simon e Keith Jarrett.

Qual è l’album della tua discografia che preferisci e perché?
Probabilmente “Cactucus” al momento, ma è difficile per me risponderti perché ho un nuovo album in uscita l’anno prossimo, interamente prodotto da me. E’ stata un’esperienza gratificante e divertente allo stesso tempo.

E cosa mi risponderesti se ti chiedessi di scegliere tre dischi da portare su un’isola deserta?
Non avrei dubbi: “Graceland” di Paul Simon, “The Köln Concert” di Keith Jarrett e “The Greatest Hits” di Whitney Houston.

Chi sono i musicisti che ti accompagnano dal vivo e come li hai incontrati?
Suono con il batterista Wayne Thompson dal 2013. Abbiamo avuto anche una band insieme. Invece il bassista Rick Foot e il tastierista Jonathan Fashole-Luke li ho conosciuti l’anno scorso ed è il secondo tour che fanno con me.

Progetti futuri?
Il nuovo disco in uscita l’anno prossimo, come ti ho già detto, del quale abbiamo dato una piccola anteprima stasera, suonandone alcuni brani. E’ stato bello vedere l’apprezzamento del pubblico nei loro confronti.

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