Recensioni

Piers Faccini – Shapes of the Fall

Un disco perfetto.

Innumerevoli sono gli elementi che possono rendere la comunicazione ardua se non, addirittura, impossibile. L’arte, quando è davvero tale, è un codice comunicativo privilegiato: disintegra le barriere linguistiche, veicolando, agevolmente, emozioni e suggestioni. Non è traguardo cui si approdi agevolmente, ma di certo vi è riuscito appieno Piers Faccini con il suo Shapes of the fall.
Nel suo settimo album da solista lo straordinario artista anglo-italiano, da venti anni sulla scena, attinge a piene mani a culture e tradizioni musicali sia mediterranee sia anglo-americane, realizzando una ispirata opera di sincretismo musicale.
Nei tredici brani che compongono il disco Faccini indaga la multiforme natura dell’essere umano, ora creatore, ora devastatore: spera come in Foghorn calling (Where there’s a will there’s a wanting/Where there a heart there’s something/Where there’s a will there’s a wanting/A hand to hope, a hope to hold/To drag forth the darkness from you) e dispera come in They will gather no seed (They’ll nourish no root/They’ll feed no soil/They’ll grow no leaf/But a moaning and toil).
Con la sua voce suadente il musicista si e ci interroga sulla strada che intendiamo intraprendere in un mondo sempre più alla deriva. Chitarra, archi, oud, tamburi intessono sonorità talvolta più ritmate (Foghorn calling, Firefly), talora più lente e sognanti (Paradise, The real way out, The longest nighth).
Ritmi ed echi del Maghreb, della cultura berbera, della musica tradizionale Gnawa, della tradizione arabo-andalusa, della taranta pugliese si incontrano, si amalgamano, in una contaminazione che nasce dalla profonda conoscenza e scaturisce nel dialogo.
Shapes of the fall si fregia anche della presenza di illustri musicisti come Ben Harper, i maestri strumentisti algerini Malik e Karim Ziad, il cantante marocchino e maestro della musica Gnawa, Abdelkebir Merchane.
Un disco perfetto. Bello, malinconico, intenso e struggente come una caliginosa giornata d’autunno. Avvolgente e rarefatto come la bruma novembrina. Policromo come un bosco che regala il meglio di sé prima del torpore invernale.

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Giovanna Musolino

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