Interviste

Mammock, Intervista

Giovanni Panebianco

I Mammock sono una scheggia impazzita nel panorama math rock mondiale.

Originari di Atene, i Mammock sono una scheggia impazzita nel panorama math rock mondiale. Il loro ultimo lavoro, Itch, è folle, tecnico e sperimentale allo stesso tempo. Senza indugi tuffiamoci in questa intervista.

Da dove deriva il nome Mammock?
Dopo aver completato la line up della nostra band, ci siamo seduti per discutere su quale direzione intendevamo seguire in termini musicali ed estetici. Uno dei primi nomi che è venuto fuori è stato appunto Mammock, che sta a significare pezzo rotto, frammento o rottame. Non c’è nessuna storia cool al riguardo, eccetto il fatto che si adatta perfettamente al nostro stile.

Perché avete intitolato il vostro album Itch?
Per anni abbiamo avuto il desiderio di formare un gruppo che unisse noise, post-hardcore e math rock. Dopo aver scritto diversi pezzi ci sembrava giusto creare un disco che rappresentasse nella maniera più appropriata questo manipolo di canzoni già dal titolo. Itch si traduce come prurito, o ancora meglio, come voglia di suonare live questi brani, specie ora che l’album è uscito. Sfortunatamente, a causa del periodo nero legato al virus che stiamo vivendo globalmente, questo non avverrà in tempi brevi.

Ho riscontrato diverse influenze nel vostro disco, che mi hanno ricordato band come Melvins, NomeansNo e Don Caballero. Come nasce una vostra canzone?
Noi siamo prima di tutto degli amanti della musica e ascoltiamo qualsiasi genere. Quando abbiamo dato vita ai Mammock siamo stati d’accordo su due cose: la prima era che ogni componente partecipasse al processo compositivo. La seconda era lasciare libero spazio all’ispirazione di ognuno di noi, facendoci guidare dalle esperienze passate, sia come ascoltatori che come musicisti.
Di solito qualcuno parte con un’idea originale o con la struttura basica di un brano. Dopodiché jammiamo insieme finché non siamo tutti soddisfatti del risultato che sta venendo fuori. Poi aggiungiamo il testo e, infine, discutiamo sul titolo da mettere. E’ un procedimento che ci piace e ci gratifica.

Quali artisti vi ispirano maggiormente?
Siamo influenzati da tante band e da tanti artisti solisti. Capirai che per noi è complicato fare un solo nome. Anche i gruppi che hai menzionato prima sono per noi fonte di ispirazione. Parliamo di Don Caballero, Melvins e NomeansNo, senza dimenticare i The Jesus Lizard.
Inoltre abbiamo un gusto comune per ogni forma d’arte, dai fumetti al cinema. Siamo attratti dalle belle storie e dal modo in cui vengono esposte. Vorremmo che la nostra musica causasse lo stesso effetto a chi ci ascolta, lasciando affascinate le persone dalle storie che narriamo nelle nostre canzoni.

Come avete vissuto il periodo del lockdown causato dal COVID?
Mentiremmo se dicessimo che è stato un bel periodo. Alcuni di noi hanno avuto ripercussioni sul proprio lavoro e sulla propria vita a causa di questa situazione. Una cosa è certa: il coronavirus esiste. Abbiamo accumulato molta tensione dentro di noi, siamo preoccupati e speriamo di incanalare queste sensazioni nella musica che andremo a scrivere prossimamente.
Stare dentro casa è stata un scusa per cominciare a lavorare su del nuovo materiale per il nostro secondo disco, che sarà più oscuro, profondo e bizzarro rispetto ad Itch.

Grazie per l’intervista, ragazzi. Vi aspettiamo in Italia quando tutto tornerà alla normalità.
Non vediamo l’ora. L’Italia ha una grande storia, una cinematografia di fama universale, cibo squisito e, ovviamente, le famose bellezze italiane… Per tutte queste ragioni, e molte altre, adoriamo il vostro Paese. Andreas, il nostro cantante, è per metà italiano. Ciò significa che non escludiamo di scrivere dei testi nella vostra lingua in futuro. Speriamo di poterci incontrare il prima possibile ad un nostro concerto. Grazie per questa intervista. Arrivederci! (scritto in italiano, ndr).

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