Recensioni Soundcheck

Lìgula – Lìgula

Carmelo Di Mauro
Scritto da Carmelo Di Mauro

La cifra stilistica dei Lìgula si trova proprio in questo alternarsi di sonorità intense ai limiti dell’epico e di placidi momenti di contemplazione, di momenti di rassicurante dolcezza a melodie spigolose, è un insolito gioco di volumi e di spazi sonori, di pieni e vuoti, di scuri e di chiari, come la facciata barocca di una chiesa del ‘600

C’è una splendida gemma custodita tra le pieghe di bandcamp, scrigno di gioie e nefandezze, si tratta di un E.P. di appena cinque canzoni proposto da una giovane band spagnola.
Si chiamano Lìgula e vengono da Madrid, sono in sette e questo lavoro omonimo è il loro debutto, prima opera compiuta dopo la solita manciata di singoli affidata a myspace.
Sono una via di mezzo tra la classica formazione pop e il collettivo, condividendo con la prima l’uso predominante delle chitarre per la costruzione melodica dei loro brani e, con il format del secondo, il gusto per l’uso di strumenti insoliti per rock.
Ne viene fuori un suono denso, pieno di sfumature, di riff energici puntellati da armoniche e tamburelli.
Pregevole, per originalità, la costruzione dei loro brani. “Filter” è segnata da un continuo contrappunto tra la chitarra solista e la voce del cantante, soluzione che troveremo anche in altri momenti del disco, “The way” è un brano trascinante, mosso da un continuo sali e scendi fatto di rallentamenti e fughe in avanti che lasciano l’illusione di una composizione che potrebbe anche andare avanti all’infinito quando, improvviso, giunge il finale.
La cifra stilistica dei Lìgula si trova proprio in questo alternarsi di sonorità intense ai limiti dell’epico e di placidi momenti di contemplazione, di momenti di rassicurante dolcezza a melodie spigolose, è un insolito gioco di volumi e di spazi sonori, di pieni e vuoti, di scuri e di chiari, come la facciata barocca di una chiesa del ‘600.
Di pregevole fattura è anche “Missing bird”, il brano che chiude il lavoro, con il suo incedere marziale e la sua capacità di emozionare ed ammaliare con una melodia che si compone lentamente, come se provenisse da un moto estremamente intimo che sublima in una serie di arpeggi e di mezze frasi cantate con trepidazione.
I riferimenti stilistici si possono trovare nei migliori momenti dell’indie folk americano degli ultimi 20 anni, da Iron and wine ai Calexico meno “mariachi”, passando per i Midlake meno intimisti, ma non mancano frequenti impunture di blues, jazz e country, citazioni più che vere influenze, utilizzate con consapevolezza e parsimonia, ed utili a rendere ancora più articolato il loro suono che, in certe pieghe delle loro composizioni, appare persino segnato da incursioni nell’autocompiacimento sonoro tipico di certo post rock.
È un disco ispirato questo debutto omonimo dei Lìgula e rivela un’altra formazione che a discapito della giovane età media dei componenti, appare già matura da un punto vista compositivo ed artistico. Solo la prova su una distanza più lunga potrà raccontarci al meglio del loro valore, intanto ci godiamo questa piccola gemma, con tutte le sue sfumature di luci, colori e suoni.

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