Arti e Spettacolo Pop Corn

Letizia Battaglia – Storie di strada- Palazzo Reale Milano

Giovanna Musolino

Il coraggio, le sfide, la lotta hanno caratterizzato e continuano a segnare le scelte e il lavoro di Letizia Battaglia

Si è appena conclusa a Palazzo Reale, Storie di strada, la mostra con cui Milano ha omaggiato Letizia Battaglia, una delle più importanti fotografe contemporanee.
Se vogliamo prestar fede al detto latino Nomen omen il destino di Letizia Battaglia è inevitabilmente segnato nel suo nome: il coraggio, le sfide, la lotta hanno caratterizzato e continuano a segnare le sue scelte e il suo lavoro. Nata nel 1935 a Palermo, comprende relativamente tardi, a circa quarant’anni, di voler fare della fotografia la sua missione. Ciò
che la attrae non è la foto patinata al monumento o all’elegante modella, ma la fotografia di strada, strumento liberatorio, che denuncia, racconta storie, mette in luce i drammi, scava nel profondo, comunica molto di più di quello che mostra in primo piano. “La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora. (…) L’ho vissuta come salvezza e come verità”.
Letizia diviene “la fotografa della mafia”, definizione da lei detestata: a lei appartengono alcuni dei più celebri scatti, che documentano l’orrida mattanza perpetrata da “Cosa nostra” in Sicilia tra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso. In tutte le foto si evidenzia l’orrore per l’accaduto, il rispetto, l’assenza di sensazionalismo; si mette in luce
un particolare, un dettaglio che sottolinei l’umanità delle vittime, siano essi personaggi celebri o persone sconosciute.
Letizia Battaglia, però, non è solo questo. Ama fotografare artisti (Pasolini, Sanguineti, Ferlinghetti, Guttuso), grandi uomini politici (Berlinguer),
gente semplice, soprattutto donne e bambini.
La mostra ci presenta oltre trecento foto, quasi tutte in bianco e nero, attraverso le quali entriamo nell’universo dell’artista: sono immagini di accusa, di protesta, sono dichiarazioni d’amore per la sua città e per l’essere umano nella sua fragilità infinita. Non c’è l’ossessione per la tecnica perfetta, ma c’è la passione, il cuore. Sono foto che catturano e si imprimono indelebilmente nella memoria. Difficile dimenticare i bambini
con il volto coperto da una calza, che giocano con armi vere, regalate loro dai genitori, o lo sguardo mesto di Felicia Impastato, ritratta accanto alla foto di Peppino, o ancora la disperazione muta e rassegnata di una mamma con i suoi due bimbi “catturati” su un letto sfatto, all’interno di un tugurio, perché dormire rappresenta l’unico via di fuga dalla fame e
dalla povertà che li attanaglia.
Da intellettuale fine, attenta e vicina alla gente, conosce perfettamente il valore della cultura e il ruolo fondamentale che essa riveste, soprattutto nelle situazioni di degrado e disagio, così nel 2017 realizza il suo progetto di creare un Centro Internazionale di Fotografia, presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, all’interno del quale convivono un museo, una scuola di fotografia e una galleria.
Instancabile e vulcanica in questi ultimi anni si è lanciata in una nuova e singolare impresa: una sorta di rivisitazione dei suoi vecchi scatti rifotografati, oggi, accanto a giovani modelle, con un risultato completamente diverso rispetto all’originale, in un ipotetico dialogo tra passato e presente, che ha lo scopo di ripulire tutto il dolore che quelle
immagini hanno rappresentato: al dramma segue, finalmente, la catarsi.

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