Interviste

Kuadra, Intervista

Giovanni Panebianco

In questa intervista ci muoveremo tra il passato, il presente e il futuro della band lombarda

Attivi dal 2007, i Kuadra hanno da subito rappresentato una ventata di freschezza nell’underground italiano, grazie al loro mix di Elettronica e Rap-Rock. “Cosa Ti E’ Successo”, uscito il 7 ottobre 2019, rappresenta un nuovo fondamentale capitolo della loro vita artistica. In questa intervista ci muoveremo tra il passato, il presente e il futuro della band lombarda.

Inizierei chiedendovi come mai avete scelto un titolo come “Cosa Ti È Successo”
Volevamo entrare in una dimensione intima con l’ascoltatore, rivolgerci in modo diretto, come un amico che ti chiede “cosa c’è che non va?” Inizialmente era solo un appunto su un quaderno, successivamente è diventata una canzone e infine abbiamo capito che era l’unica frase che potesse esprimere la complessità di questo album, perché è una frase semplice e perché chiunque potrebbe rispondere a modo suo.

In che modo si è evoluta la vostra musica dal 2007 ad oggi?
È stato per certi versi un percorso di sottrazione. Nel corso degli anni abbiamo cercato di togliere ciò che non era necessario, abbandonando anche sonorità che ad un certo punto non ci appartenevano più. Siamo passati dal Rap-core/Nu-metal al Post-metal, fino a sfiorare in questo album Dark-wave, Trap, calcare la mano coi synth, ma sempre cercando di far emergere la nostra identità.

Ci volete parlare del lavoro svolto su questo disco dal produttore Giulio Ragno Favero de Il Teatro Degli Orrori?
Giulio è stato in grado di capire dove volevamo arrivare. Si è occupato di buona parte degli arrangiamenti e dei synth, delle registrazioni e del mix, che ha richiesto più di un mese di tempo, ha lasciato la sua impronta sonora e chi conosce Il Teatro Degli Orrori lo percepisce ascoltando il nostro album. Nella prima fase, quando si parlava a ruota libera di quello che avremmo voluto ottenere, era chiaro a tutti che una delle priorità era spingerci più in là, dove non eravamo mai stati. Sperimentare, fidarsi. Lui ha centrato pienamente l’obbiettivo.

Quali sono le principali influenze presenti in “Cosa Ti È Successo”?
La maggior influenza l’abbiamo ricevuta dalle persone che abbiamo incontrato, dalle storie che abbiamo rubato. Alcune band sono sicuramente un punto di riferimento per noi: Nine Inch Nails, Cult Of Luna, Amenra, ma anche le colonne portanti del nuovo Rap americano come Kendrick Lamar, Tyler The Creator, Childish Gambino. Il cinema d’autore contribuisce ad ispirarci: Haneke, Lanthimos, Refn.

La vostra particolarità è unire con coscienza Hip-Hop, Rock ed Elettronica. Mi sorge spontanea la domanda: come prende forma una vostra canzone?
Proprio perché in questo album l’idea era quella di creare dei ritratti, di raccontare delle storie, siamo partiti spesso da un testo, provando a creare la giusta atmosfera. Ma a volte poteva essere un riff a dare l’input o un’improvvisazione in sala prove. Registravamo dei provini e quando ci convincevano li giravamo a Giulio che smussava gli angoli.

Tra 10 anni cosa vi sarà successo?
Tra dieci anni avremo pubblicato altri tre dischi, molto più fighi di questo e ci saremo esibiti centinaia di volte incrociando le nostre strade con quelle di persone indimenticabili. Più o meno.

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