Interviste

Kaimana

La chimica sul palco è la nostra forza

Ragazzi benvenuti e grazie per questa possibilità. Come nasce il nome Kaimana e quale è il suo significato?

Sara: Stavamo cercando un nome che avesse del potenziale, ma anche che “suonasse” bene. Il significato nella lingua Hawaiana è: forza dell’oceano. Lo abbiamo discusso insieme, e alla fine tutti hanno compreso che il significato era adatto a noi e che fa parte del nostro spirito artistico a cui ci teniamo molto.

Quale musica vi piace e come mai avete scelto questo genere considerato di “nicchia”?

Pietro : Perchè è un genere interessante da suonare e anche da ascoltare, sicuramente può risultare ostico per chi lo suona, però alla fine ti restituisce di più a livello emozionale. Trasmette un’energia incredibile  permettendoti di “sfogarti” in maniera diversa. Lo trovo veramente coinvolgente.

Quale è stato il vostro percorso tecnico/artistico, individuale, per approdare a formare i Kaimana?

David: Come riferimento ho dei batteristi Gospel perchè sono nato e cresciuto nelle chiese Gospel (il significato è molto vasto ) ma è stata una fortuna perchè ho potuto abbracciare tutti i generi. Questa esperienza Gospel mi facilita molto se mi trovo a fare delle jam. Però questo progetto con i Kaimana è divento il mio ABC!

Sara: Ho iniziato a cantare a 8 anni eseguendo brani di Karol King e Joni Mitchel e ora sto finendo la triennale di conservatorio e ho capito che vorrei fare più jazz che pop ma cantare con i Kaimana mi stimola moltissimo e sicuramente è una buona linea da percorrere.

Simone: Ho avuto sempre il pianoforte in casa perchè mio padre già lo suonava, poi seguendo gruppi su gruppi ho cominciato sempre più ad imparare ciò che cercavo. Non ho dei riferimenti precisi, suono  perchè amo scoprire me stesso e propormi. Anche per me i Kaimana sono molto importatnti.

Pietro: Ho iniziato a suonare fin da piccolo la chitarra classica per approdare alla chitarra elettrica, seguendo vari generi, sopratutto il rock, ma il mio chitarrista preferito è Robben Ford perchè il suo stile spazia tra blues e jazz-fusion. Metterei anche George Bensonper il suo stile cosi “compatto”…ci assomigliamo

Matteo: Ascoltavo tanta musica perchè mio padre suonava la batteria e non ero per niente interessato a suonare uno strumento. Poi mi sono innamorato del basso, quello però funky a forza di guardare filmati su YouTube, per la mia passione sono riuscito a superare un pò le incertezze dei miei genitori, trovando la mia dimensione avvicinandomi alla fusion-jazz, genere che poi ho proposto alla band.

Scrivete brani originali e questo è davvero una grande cosa e vi premierà senz’altro nel tempo. Avete anche fatto delle ricerche musicali di artisti per avere dei riferimenti data la vostra giovane età?

Matteo:  Al momento come riferimento abbiamo Jamiroquai ma piano piano ci staccheremo.

Sara: Per la parte dei testi mi sono ispirata a Hiatus Kaiyote nello scrivere, lei sembra che scriva sotto acidi ma debbo dire che si può trovare un senso quindi ho pensato che a noi potesse andare bene. E’ stato di aiuto. C’è un’affinità tra le parti armoniche dei Kaimana e i testi che scrivo

Recentemente vi ho ascoltati in un contesto dove molte band si sfidavano, la cose che mi hanno colpito sono state poche ma dirette, tra qui le sonorità e la freschezza con cui tenete il palco. Eppure siete nati da poco…

David: La presenza sul palco la dobbiamo migliorare, ne siamo coscienti.

Sara: Per carattere non sono una persona molto espansiva però dopo la prova del contest che hai visto tu, mi sono molto divertita quindi mi sono decisamente immersa nei nostri brani e lasciata andare.

Ragazzi eccoci alla fine, come vedete è stata una chiacchierata semplice ma sincera, vi ringrazio anche a nome di Sound36 chiedendovi quanto desiderio avete e quante forze impiegherete per uscire bene allo scoperto considerando le difficoltà che il mondo della bella musica, si trova davanti.

Matteo: La voglia è tantissima e siamo molto convinti del nostro progetto se pur di “nicchia”

Pietro: Avendo ora scritto cose nostre, siamo senz’altro più motivati ad andare avanti.

 Nomi dei Kaima:

voce: Sara

chitarra: Pietro

basso: Matteo

batteria: David

tastiere: Simone

About the author

Alessandro Ettore Corona

Alessandro Corona nasce a Bassano del Grappa (VI) nel ’57. Dopo aver vissuto in varie zone del Veneto, si trasferisce a Bologna negli anni’70, seguendo tutto il movimento artistico di quel periodo; dai fumetti di A. Pazienza e N. Corona, alla musica rock britannica e americana, a quella elettronica di stampo tedesco, al cinema d’avanguardia tedesco e francese, per approdare poi alla scoperta della fotografia internazionale seguendo corsi di approfondimento e di ricerca.

Scatto per non perdere l’attimo.
Esistono delle cose dentro ognuno di noi, che vanno messe a fuoco.
Esistono cose che ci circondano e che non vanno mai perse, attimi che possono cambiare il nostro futuro; ognuno di noi ha un’anima interiore che ci spinge verso quello che più ci piace o ci interessa.
Io uso la macchina fotografica come un prolungamento del mio braccio, la ritengo un contenitore enorme per catturare tutti quei momenti che mi appartengono.
Passato e futuro si uniscono fondendosi insieme e per caratterizzare l’anima degli scatti creo una “sensazione di fatica” nella ricerca dell’immagine mettendo in condizione l’osservatore, di ragionare e scoprire sé stesso dentro l’immagine.
Trovo interessante scattare senza pensare esattamente a quello che faccio; quando scatto il mio cuore muove un’emozione diversa, sento che la mia mente si unisce con estrema facilità al pulsante di scatto della mia macchina, non esito a cercare quel momento, non tardo un solo secondo per scattare senza riflettere.
Il mio mondo fotografico è principalmente in bianco e nero, il colore non lo vedo quasi più, la trasformazione cromatica è immediata.
Non esito: vedo e scatto!
La riflessione per quello scatto, si trova in mezzo tra il vedere e lo scattare senza esitare sul risultato finale, senza perdere tempo in quel momento.
Diventa immediato per me capire se quello che vedo e che intendo scattare può essere perfetto,
non trovo difficile esprimere quello che voglio, la macchina fotografica sono io.
Ogni scatto, ogni momento, ha qualche cosa di magico, so che posso trasmettere una riflessione quindi scatto senza cercare la perfezione estetica perché nella fotografia la foto perfetta non esiste, esiste solo la propria foto.
Works:
Fotografo e grafico: Mantra Informatico (cover CD), Elicoide (cover LP)
Fotografo ufficiale: Star for one day (Facebook). Artisti Loto (Facebook)
Fotografo ufficiale: Bowie Dreams, Immigrant Songs, Roynoir, Le Sciance, Miss Pineda.
Shooting: Federico Poggipollini, Roynoir, Heide Holton, Chiara Mogavedo, Gianni Venturi, Double Power big band, Progetto ELLE, Star for one day, Calicò Vintage.
Radio: Conduttore su LookUp radio di un contenitore artistico, con la presenza di artisti.
Fotografo ufficiale: John Wesley Hardyn (Bo), Reelin’and Rocking’ (Bo), Fantateatro (Bo), Nero Factory (Bo), Valsamoggia Jazz club (Bazzano), Friday Night blues (Bo), Voice club (Bo), Stones (Vignola), il Torrione (Fe), L’officina del gusto (Bo), Anzola jazz, Castelfranco Emilia blues, Bubano blues, Mercatino verde del mondo (Bo), L’Altro Spazio (Bo), Ramona D’Agui, Teatro del Pratello (Bo), P.I.P.P.U Domenico Lannutti, Insegui L’Arte (Badolato CZ), Artedate (Mi), Paratissima Expo (To), Teatro Nuovo e club Giovane Italia(Pr), Teatro Comunale e Dehon (Bo), Teatro delle Passioni (Mo).

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