Interviste

Maurizio Piancastelli

 Maurizio benvenuto e grazie per questa possibilità. Come nasce artisticamente Maurizio Piancastelli?
Grazie a te per l’invito. Come nasco? Ero un ragazzino e per il mio compleanno mio padre mi portò a casa una tastiera. Non ricordo di averla chiesta come regalo, ma mi piacque e cominciai a strimpellare a caso, anzi, ad orecchio come si dice. Qualcosina mi veniva, ma ad un certo punto mi dissero che dovevo prendere delle lezioni, e mi mandarono alla scuola della banda. Nel primo anno feci solo un po’ di lezioni di teoria e mi fecero provare qualche strumento, ma la tromba arrivò per caso, anche quella non scelta, me la lasciarono per le vacanze estive e così cominciò tutto, diventò poi il mio strumento principale. Continuai i corsi e dopo un po’ cominciai a suonare nella banda, nonché con gruppi di amici, alle medie il prof. di musica mi coinvolgeva in saggi e attività scolastiche varie, e ad un certo punto le persone che stavano intorno a me mi convinsero ad andare in Conservatorio. Sinceramente io non ci avevo nemmeno pensato, infatti il primo anno di scuole superiori avevo scelto un altra scuola, ma poi mi piacque e in effetti un po’ alla volta cominciai a pensare che forse la musica poteva diventare la mia professione, la mia vita.

 Nelle varie occasioni che ho avuto sia come fotografo che come ascoltatore ho sempre apprezzato la tua evoluzione nel suonare la tromba che si è arricchita di effetti e oggetti per “sporcare in maniera piacevole” alcune parti dei pezzi che esegui.  Come nasce questa contaminazione?
Beh, certamente sono stato stimolato dall’ascolto dei tanti strumentisti a fiato che fanno uso di effettistica, trombettisti ma non solo. Dai tempi del primo Miles elettrico dove cominciava a sentirsi qualche timbro differente dal tipico suono della tromba acustica c’è stata una grande evoluzione. Le possibilità oggi sono tantissime ed è anche facile scivolare in un uso eccessivo o barocco degli effetti sulla tromba. Io faccio un po’ di mix tra vecchie attrezzature analogiche e il mondo digitale e vado in cerca della mia dimensione sonora. Spero di trovarla :-)

Forse non tutti sanno che sei stato membro degli Stadio non solo per i fiati ma anche come tastierista e percussioni. Scopriamo anche che hai collaborato regolarmente con Andrea Mingardi e Lucio Dalla. E’ da qui che nasce anche l’amore per il jazz?
Beh no direi che l’amore per il Jazz esisteva già da prima, ero appena maggiorenne quando degli amici mi regalarono le prime audiocassette con qualche vinile copiato su di esse. Naturalmente aver avuto modo di lavorare poi con Andrea Mingardi e Lucio Dalla, che aldilà del loro progetto artistico erano aperti verso la musica a 360°, mi ha permesso di continuare a coltivare questo amore. Per essere precisi io non ho mai partecipato ufficialmente ad una band di Lucio per i suoi Tour, però mi sono trovato svariate volte sullo stesso palco insieme a lui o ad eventi musicali da lui organizzati. Avere anche solo la possibilità di fare un breve duetto con lui al sassofono su un brano suo o degli Stadio è sempre stato un piacere ed un onore.

Il tuo percorso artistico recentemente si è integrato con gruppi afro beat dove hai messo a disposizione la tua esperienza ma anche la tua curiosità per nuovi mondi.Sei curioso di scoprire nuove frontiere?
Ma direi proprio di sì. In parte è curiosità, ma in parte anche necessità. Non voglio fare il falso modesto, ma io credo di essere uno di quei musicisti che non eccelle in nulla di particolare, e quindi da sempre invece che dedicarmi a perfezionare ed esibire un qualche specifico talento mi sono cimentato in attività ed esperienze musicali molto diverse tra loro. Non voglio dire di essere eclettico, ma sicuramente versatile. Naturalmente non è che puoi fare tutto, e non tutto ti verrà bene, però sono convinto che una volta abbattute le barriere di stile, di linguaggio, si possa fare molto di più di quello pensavamo di poter fare.

Durante i live la cosa che ho notato più volte, è che sei sempre con lo sguardo attento a come gli altri musicisti eseguono i brani. Di fatto sei come un direttore d’orchestra, vigile e concentrato. O è una mia impressione sbagliata?
E’ sicuramente una mia componente, tanto è vero che negli anni alcune delle mie esperienze mi hanno visto ricoprire un ruolo di quel tipo in forma ufficiale. Anche una parte dei miei studi mi ha portato a  capire ed esplorare quel ruolo di.. supervisore diciamo. Nelle mie collaborazioni attuali comunque sono più che altro un osservatore, caratterialmente non sono propriamente un leader, infatti ora che ci penso non ho mai creato una Maurizio Piancastelli Band ;-)

Quali sono i musicisti che ti hanno influenzato di più?
Bella e difficile domanda. Sicuramente ho avuto durante gli anni di studio i miei innamoramenti dei trombettisti e non solo: Miles Davis, Chet Baker, Keith Jarrett, Jan Garbarek….e ascoltando più spesso quelli che erano i preferiti del tempo questo avrà avuto su di me un qualche tipo di influenza. Dai trent’anni in poi capii che i preferiti non erano poi così importanti e cominciai a cercare di cogliere da ognuno l’essenza della sua cifra stilistica, come la chiamano oggi. Non tutto quello che apprendi dagli altri lo puoi applicare su te stesso, ma è pur sempre un ispirazione emozionale o intellettuale.

Eccoci alla fine, come vedi è stata una chiacchierata semplice ma sincera, e ti ringrazio anche a nome di SOund36 chiedendoti quali sorprese ci saranno in futuro nei tuoi cassetti musicali
Grazie a te e a SOund36 per questa opportunità. Sorprese non saprei dire, saranno sorprese anche per me penso. Ho scritto prima che io mi cimento in tanti progetti differenti e anche nuovi quando ne ho l’opportunità, e dove questi porteranno si capirà solo in futuro. Come sai ogni tanto nella vita e nella professione qualcuno ci chiede di esibire il nostro curriculum. Da molti anni il mio curriculum si conclude con questa frase: Forse un giorno farà un disco a nome suo. :-)

 

 

About the author

Alessandro Ettore Corona

Alessandro Corona nasce a Bassano del Grappa (VI) nel ’57. Dopo aver vissuto in varie zone del Veneto, si trasferisce a Bologna negli anni’70, seguendo tutto il movimento artistico di quel periodo; dai fumetti di A. Pazienza e N. Corona, alla musica rock britannica e americana, a quella elettronica di stampo tedesco, al cinema d’avanguardia tedesco e francese, per approdare poi alla scoperta della fotografia internazionale seguendo corsi di approfondimento e di ricerca.

Scatto per non perdere l’attimo.
Esistono delle cose dentro ognuno di noi, che vanno messe a fuoco.
Esistono cose che ci circondano e che non vanno mai perse, attimi che possono cambiare il nostro futuro; ognuno di noi ha un’anima interiore che ci spinge verso quello che più ci piace o ci interessa.
Io uso la macchina fotografica come un prolungamento del mio braccio, la ritengo un contenitore enorme per catturare tutti quei momenti che mi appartengono.
Passato e futuro si uniscono fondendosi insieme e per caratterizzare l’anima degli scatti creo una “sensazione di fatica” nella ricerca dell’immagine mettendo in condizione l’osservatore, di ragionare e scoprire sé stesso dentro l’immagine.
Trovo interessante scattare senza pensare esattamente a quello che faccio; quando scatto il mio cuore muove un’emozione diversa, sento che la mia mente si unisce con estrema facilità al pulsante di scatto della mia macchina, non esito a cercare quel momento, non tardo un solo secondo per scattare senza riflettere.
Il mio mondo fotografico è principalmente in bianco e nero, il colore non lo vedo quasi più, la trasformazione cromatica è immediata.
Non esito: vedo e scatto!
La riflessione per quello scatto, si trova in mezzo tra il vedere e lo scattare senza esitare sul risultato finale, senza perdere tempo in quel momento.
Diventa immediato per me capire se quello che vedo e che intendo scattare può essere perfetto,
non trovo difficile esprimere quello che voglio, la macchina fotografica sono io.
Ogni scatto, ogni momento, ha qualche cosa di magico, so che posso trasmettere una riflessione quindi scatto senza cercare la perfezione estetica perché nella fotografia la foto perfetta non esiste, esiste solo la propria foto.
Works:
Fotografo e grafico: Mantra Informatico (cover CD), Elicoide (cover LP)
Fotografo ufficiale: Star for one day (Facebook). Artisti Loto (Facebook)
Fotografo ufficiale: Bowie Dreams, Immigrant Songs, Roynoir, Le Sciance, Miss Pineda.
Shooting: Federico Poggipollini, Roynoir, Heide Holton, Chiara Mogavedo, Gianni Venturi, Double Power big band, Progetto ELLE, Star for one day, Calicò Vintage.
Radio: Conduttore su LookUp radio di un contenitore artistico, con la presenza di artisti.
Fotografo ufficiale: John Wesley Hardyn (Bo), Reelin’and Rocking’ (Bo), Fantateatro (Bo), Nero Factory (Bo), Valsamoggia Jazz club (Bazzano), Friday Night blues (Bo), Voice club (Bo), Stones (Vignola), il Torrione (Fe), L’officina del gusto (Bo), Anzola jazz, Castelfranco Emilia blues, Bubano blues, Mercatino verde del mondo (Bo), L’Altro Spazio (Bo), Ramona D’Agui, Teatro del Pratello (Bo), P.I.P.P.U Domenico Lannutti, Insegui L’Arte (Badolato CZ), Artedate (Mi), Paratissima Expo (To), Teatro Nuovo e club Giovane Italia(Pr), Teatro Comunale e Dehon (Bo), Teatro delle Passioni (Mo).

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