Recensioni

I’M NOT A BLONDE – Intervista

Giovanni Panebianco

“Ci sono molte musiciste, sempre più produttrici, tecniche del suono, cioè donne in ruoli che erano unicamente occupati da uomini. Per fortuna le cose stanno cambiando”

Il 4 Ottobre è uscito il nuovo lavoro delle I’m Not A Blonde duo al femminile formato da Chiara Castello e Camilla Matley dal titolo “Under The Rug”, un affascinante ibrido tra Electro-Pop e Art-Wave. Le abbiamo intervistate per entrare più nello specifico di un disco che si preannuncia tra le proposte più interessanti di questo 2019.

Partirei chiedendovi le origini della band e del nome che avete scelto
Chiara: Ci siamo conosciute 5 anni fa quando Camilla mi ha chiamata perché cercava una cantante per mettere su una band per suonare brani Electro Wave degli anni 80 rivisitati in versione Punk con un power quartet di donne: basso, batteria, chitarra e voce. La band è durata molto poco in verità, ma in quell’occasione abbiamo capito che ci piaceva suonare insieme e abbiamo subito sentito il desiderio di scrivere qualcosa insieme. Così abbiamo cominciato subito la lavorazione dei primi pezzi che poi sono usciti in 3 EP, ogni 3 mesi con tre pezzi ciascuno, man mano che li pubblicavamo capivamo meglio chi eravamo e cosa volevamo fare insieme.
Per quel che riguarda il nome viene dal detto “To Be A Blonde”. In inglese essere definita una bionda, vuol dire dare ad una donna della stupida. Lo stereotipo della bella, ma senza cervello. Noi volevamo essere un po’ ironiche ma anche provocatorie rispetto a questo concetto, ma anche rispetto al ruolo delle donne nella musica. È finito il tempo delle cantanti “solo grandi interpreti”. Ci sono molte musiciste, sempre più produttrici, tecniche del suono, cioè donne in ruoli che erano unicamente occupati da uomini. Per fortuna le cose stanno cambiando.

 Il 4 Ottobre è uscito il vostro nuovo disco “Under The Rug”, un lavoro maturo anche sotto l’aspetto dei testi. Come nasce una vostra canzone?
Camilla: Solitamente le canzoni nascono da un riff di chitarra a cui poi aggiungo un’idea di ritmica. Non voglio che sia troppo definito come arrangiamento perché a questo punto lo mando a Chiara che scrive una prima bozza di melodia. Quello che solitamente lei mi rimanda è qualcosa di completamente inaspettato, che sposta l’idea che mi ero fatta del pezzo. A questo punto iniziamo a ripassarci il pezzo un po’ di volte aggiungendo nuovi elementi di arrangiamento, verso la fine arriva il testo e poi chiudiamo il pezzo assieme.

Particolare risalto sta avendo il video del brano “Not That Girl”, dove una ragazza non udente ha tradotto il brano seguendo il linguaggio dei segni. Come ha preso piede questa idea?
Chiara è una nostra amica che sta studiando la LIS (lingua italiana dei segni). Ultimamente parlavamo del fatto che in Europa, durante i concerti o i festival di una certa importanza, ci siano sempre in diretta sui monitor persone che traducono i testi delle canzoni nella lingua dei segni.
E ci piaceva l’idea che una delle nostre canzoni potesse essere capita da quante più persone possibili, coinvolgendo anche chi, erroneamente, pensiamo non possa gioire della musica.
Così quest’estate durante una vacanza in Giappone, Chiara ha tradotto in LIS il nostro pezzo e l’ha ripreso assieme ad un’altra amica. Quando l’abbiamo visto abbiamo capito che era perfetto, pieno di gioia e in totale sintonia con il pezzo. Così abbiamo deciso di pubblicarlo.

Noto che sta nascendo una corrente al femminile di Indie Elettronico insieme ad altre esponenti come Una e Turco, per citarne due a caso. Vi rispecchiate in questo movimento?
Non so se stia nascendo una corrente femminile di questo genere, quello che vediamo è che finalmente altre musiciste donne stanno avendo più spazio e visibilità in un mondo dell’industria musicale ancora dominato da uomini.

Com’è stato aprire in passato i concerti di mostri sacri come The Killers, Franz Ferdinand e Mike Shinoda dei Linkin Park?
Molto bello e ci sentiamo davvero fortunate per avuto questa possibilità. A volte non è stato facile, quando si apre il concerto di una band molto importante si ha sempre paura di non piacere o non essere capite, d’altronde il pubblico che ci vede è quello dei fan che non vedono l’ora di ascoltare la loro band preferita per cui hanno magari aspettato per diverse ore. Per fortuna il pubblico ci ha sempre accolto molto bene e ci siamo fatte l’idea che, in generale, il pubblico de rock sia accogliente e passionale.

Il vostro tour è partito il 18 Settembre da Amburgo. Vi vedremo dalle nostre parti?
Si a breve partirà il tour che ci porterà in giro per l’Italia poi a fine gennaio 2020 invece partiremo per un tour in Germania e Austria. Abbiamo molta voglia.

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