Recensioni

COVER ART SECRETS – STRANGE DAYS (THE DOORS)

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

Approfondiamo le curiosità e i piccoli segreti che si celano dietro le copertine più famose della storia della musica

Come tutti ormai sapete, con questa nostra rubrica vogliamo approfondire le curiosità e i piccoli segreti che si celano dietro le copertine più famose della storia della musica. Oggi è la volta del secondo disco dei Doors, pubblicato nel 1967 dopo il grande successo ottenuto dalla band con l’album d’esordio omonimo, uscito all’inizio dello stesso anno.
Il compito di creare la cover art fu riconfermato a Joel Brodsky (al quale si devono praticamente tutte le informazioni che leggerete in questo articolo), che tra l’altro già aveva ritratto anche il solo Jim Morrison in pose storiche. Proprio il frontman però dopo essere stato in primo piano nella foto del succitato The Doors si rifiutò in modo deciso di comparire sulla copertina di Strange days e così fu necessario uno sforzo creativo ulteriore. L’idea che venne al fotografo nacque apparentemente dal celebre film di Federico Fellini: La Strada, e così furono chiamate alcune persone, per la maggior parte dilettanti, che potessero interpretare il ruolo di stravaganti artisti circensi. Il gruppo diede il suo assenso e così lo shooting ebbe luogo nella Grande Mela e precisamente a Sniffet Court (Manhattan) in un vicolo residenziale vicino alla East 36th Street, tra Lexington e la Third Avenue. Sulla front cover compare innanzitutto un nano che è gemello di quello che sarà poi relegato sul retro del disco, insieme a una donna dalla lunga vestaglia, date le dimensioni della grande foto finale che occupava entrambe le facciate dell’LP e risultando di nuovo come “un’unica immagine” solo una volta apertolo a mo’ di libro. Essendo attori e non modelli, i due fratelli non nascosero una certa riluttanza ad accettare l’incarico e comunque chiesero di essere ingaggiati necessariamente in coppia. Brodsky li definì “Gli Elfi di Babbo Natale”. Il simpatico e, in parte, inquietante sollevatore di pesi, l’omone calvo con i baffi, in realtà era un buttafuori di un locale chiamato The Friars Club che il fotografo conobbe tramite un amico. Quanto al giocoliere con la maschera bianca si tratta addirittura di Frank Kollegy, cioè il suo assistente fotografo che, vista la sua legittima imbranataggine, ritardò non poco la durata della“spedizione”: le tre palline rosse continuavano a cascargli per terra e così alla fine la foto venne scattata solo con due, mentre la terza pallina venne aggiunta nel montaggio. Il trombettista che indossa un cappello piumato è nientemeno che un tassista che passava da quelle parti: fu pagato 5 dollari e a quanto pare entrò così tanto nella parte che, essendo piazzato sullo sfondo, tentava di avvicinarsi per cercare di essere meglio visibile. Paradossalmente infine, la performance dei due acrobati, che erano di fatto gli unici artisti di strada professionisti, non risultò meno impacciata: il ragazzo sollevato scivolava sempre e quello che da sotto lo sosteneva non riusciva a tenerlo in posizione per più di pochi secondi. Un mezzo disastro. In pratica, quindi, un semplice shooting che sarebbe potuto durare un’oretta tenne il gruppo impegnato per molto tempo a causa della (prevedibile) imbranataggine generale della compagine selezionata. Visti i risultati, direi che il gioco valse comunque la candela.
Alcune ulteriori curiosità a cui vale la pena ancora accennare: la prima è che il gruppo, già previamente preparato e truccato (in uno studio), arrivò in Limousine sul luogo prescelto e i nani viaggiarono in braccio al muscoloso baffuto, tra l’altro fumando un bel sigaro. La seconda riguarda la scelta dei dilettanti che fu in realtà obbligata, in quanto essendo estate quasi tutti i circhi lavoravano in giro, fuori città. La terza e ultima è che Morrison pur non volendo finire in copertina in realtà ci finì lo stesso: la band compare in un piccolo poster attaccato ai muri del vicolo con il titolo dell’album e la foto. Essendo minuscolo, i negozianti di dischi avevano attaccato degli adesivi sulla cover per agevolare i clienti nell’individuarla. Come biasimarli: in fondo everybody’s got to sell!

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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