Recensioni

Crass – Crassical Collections

Giovanna Musolino

Un punk arrabbiato, irriverente e impegnato che si è mantenuto inalterato nei loro sei album

Punk…sonorità aggressive, testi provocatori, voglia di lotta. Musica che, finalmente, si sbarazza del ciarpame, fatto di virtuosismi soporiferi e fini a se stessi, tanto in voga negli anni ‘70. Atto di rivolta contro l’omologazione e le ipocrisie del sistema.
La filosofia del Do it yourself o dell’Anyone can do it genera centinaia di bands (più o meno dotate) in giro per l’Europa e per il mondo.
La rivoluzione punk cambia per sempre la storia e il corso della musica Rock, dissemina fertili germi. Un fuoco che divampa e che, in alcuni casi, perderà la propria carica incendiaria a favore di un modello plagiato e infettato dal music business. Chi del music business, invece, non ha subito mai né le lusinghe né la fascinazione sono stati i Crass.
Originari dell’Essex, nascono nel 1977 come duo (Steve Ignorant alla voce e Penny Rimbaud alla batteria); la band si allargherà fino a diventare un vero e proprio collettivo e rimarrà attiva fino al 1986. Sono anni difficili per il Regno Unito: l’ascesa di Margaret Thatcher, le tensioni in Irlanda del Nord, lo sciopero dei minatori, la guerra delle Falkland.
Un malessere profondo che serpeggia nella musica rozza e corrosiva dei Crass. Un punk arrabbiato, irriverente e impegnato che si è mantenuto inalterato nei loro sei album Stations of the Crass (1979), Feeding of the Dive Thousand (The Second Sitting) (1981), Penis Envy (1981), Christ – The Album (1982), Yes Sir, I Will (1983), ‘Ten Notes on a Summers’ Day (1986). Raccolti, restaurati, rimasterizzati sono stati pubblicati, nel mese di ottobre del 2020, in un doppio CD dal titolo Crassical collections.
Un settimo disco, Best Before 1984, del 1986, contenente materiale inedito, brani mai pubblicati ed esibizioni live va a impreziosire ulteriormente le già ricchissima Crassical collections.
Intransigenti, coerenti, battaglieri, idealisti, arrabbiati i Crass incarnano lo spirito ribelle e la potenza devastante del miglior punk.
Profeti di un’anarchia non teoricamente vagheggiata, ma sentita nel profondo e realizzata concretamente. Testi mai banali, che si scagliano ferocemente contro il razzismo, il sessismo, lo sfruttamento, il militarismo. Talmente scomodi da indurre lady Thatcher a intentare un’azione di sequestro contro il singolo Does It Feeel To be a Mother of 1000 Dead, per le palesi accuse dello scempio della guerra nelle Falkland.

We never asked for war, nor in the innocence of our birth were we aware of it.
We never asked for war, nor in the struggle to realisation did we feel there was a need for it.
We never asked for war, nor in the joyful colours of our childhood were we conscious of its darkness.)
How does it feel?
How does it feel to be the mother of a thousand death?
Young boys rest now, cold graves in cold earth.
How does it feel to be the mother of a thousand death?

Crassical collections è un’opera necessaria, fondamentale, che fa schizzare dalla sedia, che toglie qualche decina di anni dal groppone. Una raccolta che sarà sicuramente apprezzatissima dai fans, ma che tanto giovamento apporterebbe a tutte quelle orecchie incartapecorite dall’ascolto di musica sintetica, prodotta in serie che tanto successo riscontra.

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