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COVER ART SECRETS # 7 – THRILLER (MICHAEL JACKSON)


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Scritto da Marco Restelli

Thriller non è semplicemente un album, ma è una vera e propria leggenda, diventata ancora più grande dopo la scomparsa di Michael Jackson. E trattandosi di un mito, non nascondo un certo timore reverenziale nello scrivere riguardo alle piccole e grandi curiosità relative al making della sua copertina. Quando nel 1982 si arrivò al momento decisivo di scegliere il fotografo che avrebbe scattato le relative foto, gli ultimi candidati erano due e Jacko, che era una grande perfezionista sia a livello musicale sia per tutto quello che riguardava la sua immagine, volle sceglierlo personalmente. Quello che fu scelto alla fine si chiama Dick Zimmerman (che per puro caso è anche il vero cognome di un altro monumento della musica quale Bob Dylan) e come al solito è dai suoi ricordi che sono uscite la maggior parte dei “segreti” di questo articolo.
Racconta che il loro incontro durò appena 45 minuti, ma si era preparato bene perché sapeva che non era un tipo che avrebbe voluto un atteggiamento aggressivo o “minaccioso”. Come in un vero e proprio esame, rispose a diverse domande sui suoi gusti in generale e si giocò l’arma della cordialità a tutto campo. Tuttavia, come nei colloqui di lavoro aziendali, non fu chiamato subito ma tre giorni dopo dalla casa discografica (che all’epoca si chiamava CBS Records, prima di essere acquistata dalla Sony Music) e capì di ver passato solo la prima fase della selezione.
Jackson voleva infatti vederlo lavorare nel suo studio e, quando si presentò alla porta, Zimmermann evitò che se ne occupasse la segretaria e andò personalmente a riceverlo per evitare che qualsiasi cosa potesse andare storta. Le premure evidentemente furono vincenti perché, finalmente, dopo due giorni gli fu comunicato il responso positivo e fu convocato per una riunione preliminare con la sezione creativa della label durante la quale presentò le sue idee. Arrivò il grande momento dello shooting fotografico e siccome Zimmerman aveva portato il top fra gli stilisti di moda di Los Angeles era fiducioso sul fatto che Jackson avrebbe trovato l’abito che gli piacesse, ma dopo un’ora di “rovistamenti” nell’armadio purtroppo non trovò nulla. Immaginate, viste le premesse sopra riportate, il suo stato d’animo in quella situazione di stallo che potenzialmente avrebbe potuto causare anche la rottura dell’accordo. Ma a quel punto gli venne l’idea di proporgli di indossare il suo vestito che Michael aveva molto ammirato sin dall’inizio della session, approfittando del fatto che la taglia fosse praticamente la stessa. Per quanto in parte grottesca, la soluzione fu come un coniglio che esce dal cilindro e magicamente il fotografo si ritrovò a scattare foto a un personaggio famosissimo, che gli aveva appena preso in prestito pantaloni e giacca. L’idea del tigrotto (che di fatto compare mentre gioca sulle gambe di MJ finendo sul retro della cover), condivisa da tutti, portò ad una selezione fra diversi esemplari e anche in questo caso fu The King of Pop a scegliersi un “micione” di sei settimane ma, mentre Zimmermann scattava, all’inizio dovette essere spesso tranquillizzato perché temeva (come dargli torto) di essere graffiato. Durante le pause, per rilassarsi e sciogliere la tensione del momento, Jako si metteva davanti a uno specchio e ballava come solo lui sa fare e a quanto pare per tutti i presenti fu un vero e proprio spettacolo inatteso. Dopo un pasto vegetariano – fatto portare dal suo ristorante preferito di L.A., il cui cuoco divenne presto lo chef personale di MJ – nel pomeriggio il lavoro terminò. Emerse comunque un altro lato a dir poco maniacale relativo al controllo totale di Jackson: per essere sicuro che ogni singolo scatto gli fosse successivamente mostrato, aveva incaricato una persona di contare ogni click di Zimmermann e di prenderne nota. Ovviamente 4 giorni dopo tutte le foto, nessuna esclusa, gli furono portate ma, sorpresa delle sorprese: quelle belle erano così tante che non sapeva quale scegliere. Fu decisivo l’intervento del produttore Quincy Jones che si trovava nello studio di registrazione mentre Jackson guardava tutti gli scatti a dirgli quella che secondo lui doveva essere presa e fu così che la scelta definitiva cadde sulla cover che tutti conosciamo.
Chiudo con l’ultima curiosità: la paga di Zimmerman fu di 4000 dollari che apparentemente è una cifra piuttosto bassa, ma per quell’epoca non lo era affatto ed era in linea con le tariffe per una copertina di un album di alto livello. La verità è che quest’uomo ottenne, a mio avviso, molto di più della giusta paga per quell’esperienza lavorativa: scattando quelle foto è in qualche modo entrato nella storia della musica, contribuendo almeno in parte alla nascita di una leggenda.

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Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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