Interviste

Beatrice del Bo: «Vi racconto il mio Medioevo inedito…»

e così le notti medievali si colmano di meraviglia, come se mille e una storia vibrassero alla luce della luna…

Professoressa associata, Beatrice del Bo insegna Storia economica e sociale del Medioevo e Didattica della Storia presso l’Università degli Studi di Milano. È autrice di numerose monografie sul Medioevo e, nel corso di una densissima intervista telefonica, ha accettato di raccontarci con innegabile passione, nonché dovizia di particolari e grande rigore scientifico, curiosità e aspetti inediti di questo bistrattato periodo storico, restituendocene un’immagine tanto poco convenzionale, quanto ricca di fascino. 

…e così le notti medievali si colmano di meraviglia, come se mille e una storia vibrassero alla luce della luna…
(B. del Bo, Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo)

Beatrice, si presenti brevemente alle lettrici e ai lettori di SOund36
Se ci riferiamo ai miei esordi lavorativi, prima di intraprendere questa meravigliosa professione della storica, ho avuto un percorso professionale abbastanza lungo che nulla aveva a che vedere, e anzi era quanto di più distante si potesse pensare dall’Accademia: pensi che vendevo impianti di riscaldamento, dopo aver fatto per tanti anni la ballerina classica!

Caspita, che esordi insoliti! Da dove nasce, allora, la Sua passione per il Medioevo?
Penso di dover ringraziare la mia insegnante di Storia e Filosofia del Liceo: oltre ad essere a propria volta una grande appassionata del periodo, devo riconoscerle il merito di aver scelto un manuale, edito da Loescher, che rappresenta ancora oggi un’autentica pietra miliare degli studi storici. Al suo interno, la parte relativa al Medioevo era stata affidata al grande Rinaldo Comba (professore di Storia del Medioevo presso l’Università di Milano dal 1987 al 2016 N.d.R.) il quale era appena approdato a insegnare all’Università di Milano. Quando venni a saperlo, io che avrei voluto studiare tutt’altro, magari etologia e non storia, pensai che il mio amato manuale mi si fosse presentato in carne e ossa e lo presi come un segno del destino. Mi iscrissi, quindi, a Storia, dapprima come studentessa lavoratrice, poi, una volta ottenuta la Laurea, lasciai il lavoro e intrapresi la lunghissima e impervia strada che conduce all’insegnamento universitario, privilegio oggi dolorosamente riservato a pochi.

Quali sono, più nello specifico, i Suoi interessi di ricerca?
Sebbene non faccia questo mestiere da tantissimi anni, dato il mio background formativo, sono sempre stata piuttosto eclettica nella scelta dei temi: ho cominciato studiando la banca a Milano e il prodigioso strumento finanziario, peraltro inventato nel Medioevo, delle lettere di cambio, che consentivano di trasferire il denaro da un luogo all’altro, senza l’onere del trasporto fisico. Dalle banche sono passata allo studio dei castelli, ed essendo una bassomedievista, mi muovo sempre all’interno dell’arco temporale che va dall’undicesimo al quindicesimo secolo. Non che l’Alto Medioevo non sia altrettanto interessante, intendiamoci, ma il Basso è, per ovvie ragioni, meglio documentato e, andando in archivio, ci si diverte di più! Pian piano, comunque, i miei interessi scientifici hanno finito per coincidere con interessi biografici e personali, dunque ho cominciato a studiare i lavoratori, le donne, la discriminazione, così come i poveri e gli immigrati di quel periodo, assecondando dubbi e domande che scaturivano anche dalle mie personali curiosità ed esperienze.  

Se si parla di donne, il Medioevo ci è spesso stato tramandato come il periodo misogino par excellence: quanto crede ci sia di vero in questa affermazione?
Sicuramente c’è del vero, ma, com’è noto, la diffidenza e il sospetto nei confronti del femminile non sono un fenomeno medievale, bensì una realtà di lungo corso che affonda le proprie radici nella cultura greco-romana, diciamo da Aristotele in poi. Ultimamente, non a caso, mi occupo della cosiddetta “agency” delle donne: mi interessano, in altre parole, le donne che “fanno” e, in particolar modo, quelle che fanno il male, che commettono crimini, che sono violente. In Arsenico e altri veleni: una storia letale del Medioevo (edito da Il Mulino nel 2024 N.d.R.) ho analizzato il ricorso sistematico al veleno, anche se emerge che, diversamente da quanto comunemente si ritiene, ad avvelenare erano soprattutto uomini. Quanto alle donne misconosciute o sottovalutate, quando non apertamente diffamate, Le basti pensare a Lucrezia Borgia: i documenti del tempo la descrivono come una donna estremamente colta, raffinata, attenta ai dettami della moda, nonché abilissima imprenditrice e filantropa. Eppure, quel che ancora – e pressoché esclusivamente – si ricorda di lei è che era figlia di un Papa e scandalosamente libertina…credo che casi come questo la dicono lunga sul pregiudizio che ancora circonda le donne libere e intelligenti e che l’unico antidoto al “veleno” della disinformazione consista in un’attività divulgativa seria ed equilibrata. Qualche mese fa ho preso parte ad una iniziativa alla quale tengo molto e che mi sarebbe piaciuto ricevesse una maggiore attenzione da parte della stampa: si trattava di un progetto editoriale dal titolo Donne nella Storia lanciato lo scorso marzo dal settimanale Io Donna de Il Corriere della Sera per celebrare i trent’anni della sua pubblicazione, che è consistito nella realizzazione, da parte di alcune studiose, di 9 podcast ciascuno dedicato a una figura femminile dimenticata o fraintesa dalla Storia (i podcast integrali delle nove puntate sono reperibili all’indirizzo https://open.spotify.com/show/1uCpi1tz4Mqa988T9vu05I N.d.R.), con lo scopo di promuovere una adeguata conoscenza e successiva rivalutazione del femminile nel corso del tempo.

C’è, allora, un personaggio – o, a questo punto, una «personaggia» – alla quale Lei ritiene che non sia stato dato sufficiente spazio nella Storia e che stimola particolarmente la Sua fantasia, anche in vista di un futuro approfondimento monografico?
Premettendo che, come già detto, si conoscono ancora troppo poco e male le donne del Medioevo, l’ultima in ordine meramente cronologico a suscitare il mio interesse è stata una certa Isola da Garbagnate, una donna della quale quasi nulla si sa, se non che ebbe lo straordinario coraggio di contestare il Duca di Milano, reo di aver inasprito i dazi a scapito della povera gente, sulla pubblica piazza e fu per questo punita con il taglio della lingua. Al di là dell’esemplarità della punizione, certamente non estranea alla loro concezione punitiva della giustizia, quel che mi ha colpito è che nei documenti relativi al suo processo, l’imputata, evidentemente ben consapevole delle vicende politiche della sua città, quando ne sarebbe dovuta essere all’oscuro, venga più spesso qualificata attraverso il proprio status sociale di moglie, il cui ingiustificato ardimento aveva gettato vergogna e discredito sul coniuge, che non chiamata con il proprio nome… 

Ancora a questo proposito, quali luoghi comuni sul Medioevo, a parer Suo, persistono e Le piacerebbe sfatare?
Ce ne sono tantissimi, ahimè! Tanto per cominciare potrei dirLe che nel mio L’età del lume. Una storia della luce nel Medioevo (anch’esso edito da Il Mulino nel 2023, N.d.R.) ho cercato una prospettiva originale e inedita da cui abbattere polemicamente quel pregiudizio di stampo chiaramente illuminista – ma anche umanistico e rinascimentale – per il quale il Medioevo ai nostri occhi sarebbe un’età buia e del buio: in realtà, nel Medioevo esiste una vera e propria cultura materiale della luce, che è ben documentata dal grande numero di strumenti allora esistenti, tutti destinati all’illuminazione. Parallelamente, nel recentissimo Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo (Il Mulino, 2026) ho dimostrato come anche durante la notte la civiltà medievale, a dispetto di quel che si crede, si mantenesse estremamente attiva. Le notti medievali brulicano di gente che viaggia, che si sposta da un luogo a un altro, che legge, che scrive o è semplicemente impegnata in una consistente quantità di lavori il cui ciclo produttivo non può di certo essere interrotto dal sopraggiungere delle tenebre. Un secondo pregiudizio che trovo particolarmente ingiusto è quello che riguarda rapporto tra i medievali e l’acqua. È credenza diffusa che i medievali non amassero lavarsi. Nulla di più falso: è documentato, invece, che dedicassero molto tempo alla cura di sé stessi e del proprio corpo. Qualcosa di analogo accade con la cultura e con la sua diffusione. A dispetto dell’uso assolutamente improprio che oggi si fa del termine “barbaro”, i medievali non erano affatto rozzi e ignoranti come per molto tempo li si è descritti, al contrario erano dotati di grande acume speculativo e di una spiccata competenza tecnica: non dobbiamo, per esempio, dimenticare la bellezza dei monili di foggia longobarda, o il fatto che, tra le altre cose, ai medievali si debba l’invenzione delle Università…

Per concludere, come si “insegna” e che cosa può insegnare il Medioevo ai giovani di oggi?
Quando entro nelle aule universitarie mi rendo conto che le studentesse e gli studenti sono abbastanza digiuni di una vera e propria narrazione alternativa, non solo del Medioevo, ma in generale della Storia, che si discosti in modo significativo dalle poche nozioni apprese alla scuola superiore, dove al Medioevo si dedica generalmente poco tempo. Per questo i miei corsi suscitano molto entusiasmo. Peraltro, il mio di Storia economica e sociale del Medioevo è un corso piccolo, con una platea selezionata di studenti e studentesse alla fine del loro percorso di Laurea triennale, che sono già abbastanza maturi da poter apprezzare “una voce fuori dal coro”. Non le nascondo, però, che il corso ove maggiormente metto alla prova la creatività e la capacità critica dei miei studenti è quello di Didattica della Storia, erogato per la Laurea Magistrale: il suo taglio prettamente laboratoriale mi permette, infatti, di sperimentare nuove prassi didattiche. Il nostro ultimo esperimento? Una serie di podcast dedicati all’impresa dei Mille, dei quali abbiamo restituito un ritratto ben distante dalla retorica delle “gloriose camice rosse” …abbiamo raccontato l’avidità, la paura, la riluttanza di alcuni a partire. In fondo è proprio a questo che serve la Storia, a ricordarci chi siamo stati e come siamo arrivati sin qui…

About the author

Maria Concetta Trovato

Maria Concetta Trovato ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filologia Moderna presso il DISUM (Dipartimento di Scienze Umanistiche) dell’Università di Catania nel 2016, con una edizione critica dei Dialoghi con Leucò di Pavese, attualmente in corso di pubblicazione per Sinestesie.
Due volte insignita del Premio Pavese per la saggistica inedita, dal 2015 è socia della MOD (Società italiana per lo studio della modernità letteraria) per la quale ha curato diversi contributi critici, editi da ETS. Nel 2021 ha partecipato all’edizione Mondadori dell’Opera Poetica di Pavese, occupandosi specificamente della sezione relativa alle prove di traduzione dello scrittore dalla poesia inglese e americana.
Ha recentemente contribuito al volume Cesare Pavese Mythographer, Translator, Modernist. A Collection of Studies 70 Years after His Death per la casa editrice Vernon Press di New York.
Attualmente è Docente di Ruolo di Discipline Letterarie e Storia, nonché Referente del Corso Serale, presso l’Istituto Alberghiero “Principi Grimaldi “di Modica (Ragusa)

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