Recensioni

Adriano Viterbini – Goldfoil

Carmelo Di Mauro
Scritto da Carmelo Di Mauro

Adriano Viterbini ci regala una gemma rara, fuori da logiche di mercato, ma perfettamente coerente con l’anima e il talento di un musicista autentico. Un disco con un suono energico e disperato che dona, però, molte speranze alle produzioni di casa nostra, per nulla obbligate, come “Goldfoil”dimostra, a percorrere i sentieri più battuti

Lasciare un mare tranquillo, fatto di produzioni pop mai banali ma pur sempre rinchiuse nella forma canzone, per affrontare i suoni del deserto e delle lande sconfinate del sud degli Stati Uniti, non è da tutti. Ma è da Adriano Viterbini, chitarrista dei già celebrati “Bud Spencer Blues Explosion”, che lascia tutto così com’è e parte alla scoperta della pura essenza del blues. Quello strumentale, primitivo, quello delle radici.
Ascoltando “Goldfoil” ti aspetti che da un momento all’altro vanga fuori una voce, magari femminile, a rendere quello sconosciuto impasto di note qualcosa di più familiare. Niente da fare, la strada intrapresa non ammette ripensamenti e non ha rientranze su cui fare manovra. Da questa scelta radicale viene fuori un disco fuori dal tempo, forte e bruciante, dove la chitarra slide di Adriano Viterbini è tutti gli strumenti insieme e disegna un mondo di suoni con tratti talmente desueti da sembrare innovativi. L’album non è solo uno sfoggio di virtuosismi, del resto le sue rare abilità di chitarrista si erano totalmente mostrate nelle sue precedenti esperienze, ma un autentico sfogo passionale che diventa omaggio alla forma più pura e cruda di blues. Una riscoperta delle proprie radici musicali che passa attraverso omaggi a Blind Willie Johnson, Jack Rose e Woodie Gutrie, grazie a brani quali “Immaculate conception” e “Kensington blues” che aprono il lavoro, e “Vigilante man” che lo chiude.
Il viaggio di Adriano Viterbini non è solo una discesa verso le radici del blues, ma anche qualcosa di più intimo, un percorso che conduce al momento stesso in cui si scopre la musica. Nasce con questo presupposto “Blue man”, omaggio alla tradizione musicale tuareg, scoperta, come dichiara lo stesso autore, grazie ad una cassetta portata a casa dal padre di ritorno da un viaggio in Niger, un brano dalla melodia ipnotica che persino Tinariwen e Tamikrest ascolterebbero ammirati. Inquietante l’inizio del brano successivo “New revolution of the innocences” che richiama le colonne sonore di splendidi western anni ’60 da programmazione notturna, un brano composto ed eseguito con la partecipazione di Alessandro Cortini, già collaboratore di Trent Reznor nei Nine Inch Nails. Sulla scia di ricordi, emozioni ed esperienze personali nascono anche “Lago Vestapol” e “Montecavo”, che richiamano a luoghi d’infanzia e di scoperte.
Con questo disco Adriano Viterbini ci regala una gemma rara, fuori da logiche di mercato, ma perfettamente coerente con l’anima e il talento di un musicista autentico, che sarà distribuita per l’Europa niente meno che da Rough Trade. Un disco con un suono energico e disperato che dona, però, molte speranze alle produzioni di casa nostra, per nulla obbligate, come “Goldfoil” dimostra, a percorrere i sentieri più battuti.

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