Interviste

‘68 – Give One Take One

I ’68 hanno un sound potentissimo che scartavetra le orecchie

Il 26 marzo è stato pubblicato Give One Take One terzo album dei ‘68, il duo noisey di Atlanta. Il disco è esplosivo. Dieci canzoni che possiedono la deflagrazione rabbiosa del Punk, la violenza del Metal, la dilaniante inquietudine del Grunge. Un sound potentissimo, che scartavetra le orecchie. Abbiamo intervistato Josh Scogin, voce e chitarra, per conoscere meglio l’universo sonoro di una delle più interessanti band in circolazione.

Cominciamo dal vostro nome. Perché avete deciso di chiamarvi ’68? Fate riferimento alle proteste, alla beat generation, alla profonda rivoluzione in ambito politico e culturale di quel periodo?
Mio padre possedeva una Camaro del ’68 negli ultimi anni della sua vita, quindi è un po’ un omaggio a lui.

Nella scena Rock non è usuale trovare band composte da due musicisti: perché avete fatto questa scelta?
In passato ho suonato in cinque band, quando ho deciso di iniziare con i ’68 volevo qualcosa di diverso, volevo un po’ di sfida.

Josh, conosciamo le tue precedenti esperienze con varie band tra cui Norma Jean, The Chariot. ma sappiamo molto poco di Nikko: puoi raccontarci qualcosa sul suo background?
Nikko vive vicino a me e ha suonato la batteria in una band locale per la quale avevo prodotto un album, quindi, quando è arrivato il momento di aver bisogno di un batterista, è stata la mia prima chiamata.

La vostra musica è un’esplosione sonora, un pugno nello stomaco, è liberatoria e catartica, risveglia orecchie e cervelli. Give One Take One è il tuo terzo album ed è appena uscito, sei soddisfatto del risultato?
Certamente: non avrei mai pubblicato nulla di cui non fossi profondamente soddisfatto.

Il vostro album è stato prodotto da NICK RASKULINECZ, che ha collaborato con Alice in Chains, Deftones, Foo Fighters, com’è stato lavorare con lui?
Sorprendente. Ha un bagaglio ricchissimo di esperienza e conoscenza. Non molti produttori possono rimbalzare da una band come Alice In Chains a una band come Korn e persino una band come ’68 e ottenere risultati brillanti sempre, ma Nick sembra farlo senza sforzo. È meraviglioso.

Di cosa parlano le vostre canzoni?
Affrontano argomenti fra i più disparati: mediocrità, suicidio, amore per la musica rock suonata dal vivo, famiglia. Parlano di tutto e di niente.

In Give One Take One tre canzoni (The Knife, The Knife, The Knife; The Silence, The Silence, The Silence; The Storm, The Storm, The Storm), ripeti la stessa parola tre volte nel titolo: è casuale o si nasconde un significato più profondo?
Ho letto del vecchio cantante blues Lead Belly che parlava di come UN coltello possa essere molte cose diverse a seconda di come lo usi. Al mattino si usa per tagliare la frutta e nutrirsi. La sera viene utilizzato per radersi il viso in modo da sembrare presentabile. Di notte è usato per pugnalare a morte una donna per averlo tradito. Un coltello, tanti personaggi diversi. Mi è piaciuto quel processo di pensiero, quindi l’ho seguito. Le stesse idee possono valere per Silence e per The Storm.

La vostra band è abituata a suonare molto dal vivo, come vivi questa forzata assenza dal palco?
Sto solo cercando di viverla un giorno alla volta. Sto facendo del mio meglio per rimanere sano di mente e la speranza è che un giorno si possa tornare di nuovo a suonare dal vivo.

I lavoratori dello spettacolo sono stati particolarmente penalizzati da questa terribile pandemia. Il governo degli Stati Uniti ha messo in atto misure per sostenere gli artisti?
Sì, credo di sì. Noi non abbiamo ricevuto nessun aiuto o altro, ma penso che ci siano band che sono state in grado di ottenere qualche aiuto dal governo qua e là.

Ci sono stati musicisti che ti hanno influenzato?
Tonnellate: Jerry Lee Lewis (i suoi primi lavori), James Brown, Elvis (ovviamente) ci sono stati così tanti artisti influenti per me!

Tre dischi che non dovrebbero mai mancare in una collezione di dischi che si rispetti
Portishead: Roseland, NYC Live
Beastie Boys: Ill Communication
Led Zeppelin: IV

Qual è il tuo rapporto con la stampa musicale e c’è una domanda che non ti hanno mai posto e che vorresti che ti facessero?
La stampa musicale ha il suo posto. Non sono molto bravo, voglio solo scrivere musica ed eseguirla. Non voglio mai definire il mio lavoro, quindi tendo a rifuggire molto dalla stampa. Non riesco proprio a pensare a nessuna domanda che vorrei che mi venisse posta.

Quale pensi che sarà il brano con cui aprirete il vostro primo concerto quando finalmente si potrà tornare a suonare dal vivo?
Non ne ho idea. Non usiamo mai le scalette né pianifichiamo i nostri set, quindi … non ho mai saputo quale sarà la nostra prima canzone.

Grazie infinite, in bocca al lupo e spero di potervi ascoltare presto in Italia.

’68 Interview – English Interview

On March 26, Give One Take One was released, the third album by ’68, the noisey duo from Atlanta. The record is explosive. Ten songs that possess the angry explosion of Punk, the violence of Metal, the tearing restlessness of Grunge. A very powerful sound, which blows the ears away. We interviewed Josh Scogin, vocals and guitar, to learn more about the sound universe of one of the most interesting bands around.

Let’s start with your name. Why did you decide to call yourself ’68? Are you referring to the protests, the beat generation, the profound revolution in the political and cultural sphere of that period? 
My father owned a ‘68 Camaro near the last few years he was alive. So it is a bit of an homage to him. 

In the Rock scene it is not usual to find bands composed by two musicians: how did you meet and why did you make this choice?
In the past I have done 5 piece bands. When I decided to start ‘68 I wanted something different, I wanted a bit of a challenge. 

We know Josh’s previous experiences with various bands including Norma Jean, The Chariot. We know very little about Nikko: can you tell us something about his background?
This is Josh still speaking but Nikko lives near me and played drums in a local band that I had produced an album for. So, when it came time to need a drummer, he was my first call. 

Your music is a sonic explosion, a punch in the stomach, it is liberating and cathartic, it awakens ears and brains. Give One Take One is your third album and it has just been released, are you satisfied with the result?
Of Course.  I would never release anything I wasn’t deeply passionate about. 

Your album was produced by NICK RASKULINECZ, who collaborated with Alice in Chains, Deftones, Foo Fighters, how was this experience?
Amazing.  He has such a wealth of experience and knowledge that he brought to the table. Not a lot of producers can bounce from a band like Alice In Chains to a band like Korn then even a band like ‘68 and really shine in all of those areas, but Nick seems to do it effortlessly. He is wonderful. 

What your songs are about?
All kinds of things. Mediocrity, suicide, the love of playing rock music live, family. It’s about everything and anything. 

In Give One Take One three songs (The Knife, The Knife, The Knife; The Silence, The Silence, The Silence; The Storm, The Storm, The Storm), repeat the same word three times in the title: it’s random or hides a deeper meaning?
I read about the old blues singer Lead Belly talking of how ONE knife can be many different things depending on how you use it. In the morning it is used to cut fruit and feed yourself. In the evening it is used to shave your face so you can look presentable. At night it is used to stab a lady to death for cheating on him. One knife, many different characters. I liked that thought process so I ran with it. The same ideas can go for Silence and the same can go for The Storm. 

Your band is used to playing a lot live, how are you living this forced absence from the stage?
I am just trying to take it one day at a time. Trying my best to stay sane and the hope is that one day it will return again. 

Entertainment workers have been particularly penalized by this terrible pandemic. Has the US government put in place any measures to support artists?
Yeah, I think so. None of them ever benefited me or anything but I think there are band folks that have been able to get some government help here and there. 

Were there any musicians who influenced you?
Tons. Jerry Lee Lewis (his early stuff) James Brown, Elvis (obviously) there are so many influential artists. 

Three records that cannot be missing in a self-respecting collection.
• Portishead: Roseland, NYC Live
• Beastie Boys: Ill Communication
• Led Zeppelin: IV

What is your relationship with the music press and is there a question that they have never asked you and that you would like them to ask you?
Music press has its place. I’m not very good at it, I just want to write music and perform it. I never want to define it, so I tend to shy away from press a lot. I can’t think of any questions that I wish I were asked. 

What will be the song with which you will open your first concert when you can finally go back to playing live?
I have no idea. We never use set lists or plan out our sets anyway so….I have never known what our first song will be. 

Thank you so much, good luck and I hope to hear you live in Italy

About the author

Giovanna Musolino

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