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Interviste

Luche – Intervista

Annalisa Nicastro

L’hip hop è una cultura che lancia messaggi al mondo. Dà voce a qualsiasi stato d’animo, può’ essere di denuncia ma allo stesso tempo romantico. Credo che l’hip hop nella sua essenza sia uno dei linguaggi più veri mai esistiti.

SOund36 incontra Luche e ne viene fuori una bella chiacchierata sul suo nuovo album, “L1”, sul nuovo Luche dopo l’esperienza con i Co’Sang e sul hip hop e il suo significato!

Dal dialetto napoletano usato con i Co’Sang all’italiano usato nel tuo nuovo album solista, qual è stata la scintilla che ti ha fatto cambiare?
Già da un pò di tempo pensavo che fosse arrivato il momento di provare l’italiano perché meritavamo un successo maggiore su scala nazionale. Sentirsi sempre trattati come di serie b per colpa del dialetto, non poter avere spazi su network nazionali o addirittura copertine di giornali di settore sono state delle frustrazioni forti che abbiamo sempre subito.

Oltre al linguaggio che usi ora com’è cambiato Luche? cosa è cambiato?
Forse non sono la persona adatta perché non vedendo le cose dall’esterno, mi sento sempre uguale. Diciamo che adesso ho altre priorità, ho altri obbiettivi, prima ero più vittima del mio ambiente e lo raccontavo mentre adesso il mio ambiente mi ha formato e sono pronto a essere un elemento con una propria personalità definita nell’ambiente stesso in cui cresco. Sono inoltre cambiati i contesti, non sono più il ragazzo di quartiere che nella vita non ha niente da fare e passa le giornate in strada o fuori a un bar, adesso mi occupo di tante cose, sono sempre al lavoro, non ho tempo da perdere.

Nel tuo fare hip hop ci sono elementi di novità riguardo all’attuale scenario italiano?
Credo di si, mi hanno criticato per essermi ispirato a Kanye West, ma questo non fa altro che evidenziare la poca cultura musicale che queste persone hanno. Basta usare qualche strumento distorto per somigliare a Kanye? allora non avete mai ascoltato i Depeche Mode, che suonano molto più simile a me di quanto possa essere Kanye. Di sicuro ho un background che altri rapper non hanno, ho le mie storie che non tutti hanno, ho un linguaggio mio e della città da cui provengo che è già unico di per sè, ho un approccio alla musica diversa, non sono stereotipato e faccio un hip hop abbastanza adulto. Insomma quando entra un beat mio e si sente la mia voce si capisce che sono io.

L1, il tuo nuovo album, si avvale di collaborazioni molto importanti, Ce ne parli meglio?
Il disco vede feat di Marracash, Club Dogo, Fuossera, Emis Killa, Franco Ricciardi, Corrado e Da Blonde. Sono le persone a me più vicine nell’ambiente e quelle per cui provo un gran rispetto umano e artistico.
A parte Emis che ho conosciuto da poco, e con cui è nata una bellissima amicizia, gli altri li conosco già da tempo e ci ho già collaborato in passato e volevo che facessero parte del mio primo disco.

Credi che l’hip hop non sia solo un mezzo di “denuncia” ma…?
L’hip hop è una cultura che lancia messaggi al mondo. Dà voce a qualsiasi stato d’animo, può’ essere di denuncia ma allo stesso tempo romantico. E’ un pò lo specchio del mondo, tramite il rap possiamo parlare di tutto, far sentire al mondo intero cosa sta succedendo, come si stanno evolvendo le generazioni. Credo che l’hip hop nella sua essenza sia uno dei linguaggi più veri mai esistiti.

Annalisa Nicastro

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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