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Interviste

Jessica Einaudi, Intervista

Giovanni Panebianco

“Black and Gold è un disco che parla di me, di come amo, delle mie paure, le mie sconfitte interiori, le mie speranze, l’inquietudine”

Il 21 settembre uscirà il nuovo album di Jessica Einaudi dal titolo Black and Gold. Per l’occasione abbiamo incontrato l’artista per scambiare quattro chiacchiere.

Partiamo dal tuo nuovo lavoro: ti va di raccontarci la genesi di un disco così intimistico ed emozionale come Black And Gold?
Black and gold non è stato un disco facile per me. Ho attraversato alcuni momenti bui nel periodo in cui lo scrivevo, e questo si è chiaramente riversato nelle liriche e nella musica. Ma ci sono anche tanti straordinari attimi di luce, piu’ o meno lunghi, che costellano continuamente l’esistenza. Con questo disco mi sono veramente messa a nudo e ho raccontato di come mi sentivo, nel modo piu’ sincero possibile. Mi sono arenata piu’ di una volta, sia nella scrittura che nella produzione. Ci ho messo tanto tempo e a volte non capivo piu’ dove stavo andando. Nel frattempo è nato mio figlio e ho dovuto prendere una pausa forzata che in realtà mi ha aiutata a vedere le cose da una diversa prospettiva, per poi vedere le cose con piu’ chiarezza quando sono tornata al lavoro.

Quali sono le affinità e le divergenze col tuo disco di debutto Melt?
Sono dischi molto diversi. Quando ho scritto Melt vivevo in uno stato di estasi. Ero innamorata della città in cui mi ero appena trasferita (Berlino), ero tutta rivolta verso il mondo e verso le relazioni e questo secondo me si percepisce. Black and Gold è un disco che parla di me, di come amo, delle mie paure, le mie sconfitte interiori, le mie speranze, l’inquietudine. E’ un disco piu’ crudo anche nel sound.

Il tuo sound spazia tra l’elettronica e il Dream Pop: quali sono i tuoi punti di riferimento in ambito musicale?
Amo molto artiste americane come Cat Power, Lana Del Rey, Sharon Van Etten, Angel Olsen. Ma anche Timber Timbre, Blonde Redhead, Velvet Underground, Miles David, James Brown e band africane come per esempio i Tinariwen.

“Starless” è la canzone che hai scelto come singolo apripista: come mai proprio lei? Ha un significato particolare per te?
Starless è l’ultimo brano del disco che ho scritto, un mese prima che nascesse mio figlio. Ha una forza particolare secondo me, mi evoca una sorta di missione nello spazio su una piccola navicella mentre contro di me si schiantano pezzi di ghiaccio e palle infuocate. In qualche modo riesco ad andare avanti e alla fine arrivo a destinazione. E’ un po’ come il percorso di questo disco, a pensarci bene.

Sei una milanese trapiantata a Berlino: noti differenze tra il pubblico italiano e quello tedesco sia come recettività riguardo la tua proposta musicale che come pubblico nella dimensione live?
Non vorrei generalizzare, ma ho l’impressione che il pubblico tedesco sia piu’ curioso rispetto a quanto ho visto in Italia. Sono forse soltanto piu’ abituati a proposte musicali piu’ varie e di conseguenza c’è un apertura maggiore alle cose insolite e anche sconosciute.

Nonostante lo split de La Blanche Alchimie, sei rimasta legatissima a Federico Albanese, il quale ha prodotto anche Black And Gold. Che importanza ha la sua attività di producer nei tuoi dischi da solista?
Federico è un musicista straordinario e lavorando insieme da tanto ci capiamo molto bene. In questo disco è stato molto bravo ad aiutarmi a trovare la direzione giusta per la produzione, decidendo di lavorare sullo scheletro originale dei brani (tastiera , a volte beat), aggiungendo suoni che arrichissero l’atmosfera senza alterarne pero’ lo spirito.

Dopo Black And Gold cosa ti riserverà il futuro?
Altri dischi, nuove collaborazioni..e poi chissà?

Foto di copertina di Paolo Lafratta

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