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Recensioni

Fluxus – Non Si Sa Dove Mettersi

Giovanna Musolino

Undici terapeutici pugni allo stomaco in grado di risvegliare anche menti obnubilate e sinapsi ottenebrate da anni di reality!

Inizio fulminante, prosieguo travolgente, finale epico!
Non Si Sa Dove Mettersi, pubblicato l’8 febbraio, è la quinta fatica discografica per i Fluxus, band torinese con una carriera più che ventennale alle spalle, costituita da: Franz Goria (voce, chitarra), Luca Pastore (chitarra, basso), Roberto Rabellino (batteria), Fabio Lombardo (chitarra).
Non si sa dove mettersi, titolo paradigmatico di una società dominata da incertezza, disorientamento, vuoto di ideali.
Undici brani incisivi, taglienti come uno stiletto; undici terapeutici pugni allo stomaco; undici staffilate; undici scudisciate in grado di risvegliare anche menti obnubilate e sinapsi ottenebrate da anni di reality!
Autentico sisma sonoro di magnitudo elevatissima, in cui la potenza musicale si coniuga magistralmente con l’intelligenza e l’acutezza testuale.
Testi chiari, diretti, intelligenti, ma scevri di sovrastrutture intellettualoidi. Musica violenta, rabbiosa, tiratissima, in cui l’hardcore, talvolta, strizza l’occhio al metal e a sonorità più oscure. Basso e batteria martellanti, chitarre parossistiche, voce bella e intensa, ma priva di fronzoli e orpelli canori.
Un album duro nella musica e nelle parole; un disco che canta il rifiuto dell’omologazione, che dipinge un mondo ormai irrimediabilmente decaduto, popolato da “vigliacchi abitanti di un paese che muore”
Testi gravidi di rabbia, amarezza, disincanto; testi disillusi, ma non rassegnati.
Mi avevano promesso la pace
dove cazzo è la pace?
Sono un povero coglione
perchè non mi piace.
Mi avevano promesso la giustizia,
mi avevano promesso i soldi,
mi avevano promesso la felicità.
Dovevo solo stare buono,
dovevo solo stare attento.
Dovevo ringraziare,
dovevo amare il mio padrone,
dovevo venerare il mio dio,
dove cazzo sono io?
Dovevo lavorare, produrre per il benessere collettivo.
Dove cazzo è il benessere collettivo?”
Gli schiavi felici
Disco catartico da ascoltare, meditare, fagocitare….

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Giovanna Musolino

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