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Recensioni

Anathema – Wheater Systems

Annalisa Nicastro

9 album alle spalle, 4 EP, 4 Raccolte ed un passato che spazia dal doom metal al Synthetic pop e progressive rock di ora. Tutte etichette musicali che alla fine parlano solo di una lunga evoluzione di questa band che ad un certo punto incontra Steven Wilson dei Porcupine Tree che gli dà lo slancio e la forza di cambiare, di spostarsi su altre sonorità.
Il passaggio non è stato indolore e pur restando una band molto amata dai fans, ci fu una vera e propria scissione del pubblico.
Ma la strada scelta dalla band è decisamente chiara, suoni più eterei, più emozionali e lunghe suite di suoni e voci rarefatte. Proprio dall’album We’re Here Because We’re Here e il loro passaggio alla etichetta discogfrafica Kscope, e quindi con l’incontro con Wilson, che inizia il loro percorso.
Vincent Cavanagh in una intervista ci tiene a dire che sono in un periodo emozionale dove devono esprimere i loro sentimenti con la musica. Se we’re here because we’re here era un album di inizio percorso con buonissimi intenti Weather System è un passo importante che decisamente fa capire e fa emergere una difficoltà nel voler portare avanti il discorso intrapreso anni fa. Se l’inizio è praticamente un capolavoro con le due parti di Untouchable si arriva ad un momento di stanca come se questi sentimenti non riescano a decollare ma è con l’arrivo di The storm before the calm che ritorna quella piccola genialità che spazia  tra un suono elettronico ed un’idea lontana di Peter Gabriel.

L’ascolto dell’album passa comunque leggermente senza grandi melodie ma pur sempre con la stupenda voce di Lee Douglas, che è il punto di collegamento praticamente di tutto il nuovo album. Non è un album da grande singolo ma gli Anathema non sono mai stati un gruppo così e rimane comunque interessante vedere il loro voler cambiare e sperimentare. Chiude l’album un altro piccolo gioiello che è Internal Landscapes. Un parlato che racconta di una esperienza vicino alla morte apre con un suono solare, con chitarre aperte e la voce di Vincent e Lee Douglas che si intrecciano quasi in perfetta magia.
Sicuramente un album che crescerà nei vostri cuori dopo ogni singolo ascolto ma che forse proprio per la voglia di mettere dentro tutte le emozioni che la band voleva esprimere l’album può risultare po’ piatto e le emozioni stesse faticano a trasparire. Per fortuna non è stato totalmente così e questo è sicuramente il percorso di una band che resterà nella storia del rock.

 

About the author

Annalisa Nicastro

Annalisa Nicastro

Mi riconosco molto nella definizione di “anarchica disciplinata” che qualcuno mi ha suggerito, un’anarchica disciplinata che crede nel valore delle parole. Credo, sempre e ancora, che un pezzetto di carta possa creare effettivamente un (nuovo) Mondo. Tra le esperienze lavorative che porterò sempre con me ci sono il mio lavoro di corrispondente per l’ANSA di Berlino e le mie collaborazioni con Leggere: Tutti e Ulisse di Alitalia.
Mi piacciono le piccole cose e le persone che fanno queste piccole cose con amore e passione

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