Recensioni

Verdena – Endkadenz Vol.1

Claudio Donatelli

L’italianissima band dei Verdena non manca mai di ricordare ai suoi fan quanto divertente è l’alt-rock nord americano, con il suo caratteristico mood

L’italianissima band dei Verdena non manca mai di ricordare ai suoi fan quanto divertente è l’alt-rock nord americano, con il suo mood caratteristico, cupo/pessimista, allegro/malinconico. Dal 1996 Alberto e Luca Ferrari insieme a Roberta Sammarelli fanno da sé, a parte qualche aiuto esterno, come per i primi due cd (Verdena – 1999, Solo Un Grande Sasso – 2001) che hanno visto alla produzione rispettivamente Giorgio Canali e Manuel Agnelli, per il resto il sale esce tutto da casa Ferrari. Il pollaio nasconde uno studio di registrazione a bobina 24 tracce, ed è lì dentro che hanno lavorato molto in questi ultimi 4 anni, dopo l’uscita di Wow. Gli anni ’90 e 2000 sembrano molto lontani, già. La ruvidità, la disperata energia di 3 ragazzi ricchi di talento, il rumore di animi turbolenti, con gli anni tutto è andato modulandosi. La forma canzone e cambiata, da un approccio diretto si è arrivati a strutture mutanti, grazie anche all’utilizzo di altri strumenti quali tastiere, pianoforte. La band è anche un’attenta conoscitrice di musica e segue con puntualità quelle che sono le novità più importanti del momento. Insomma ogni disco dei Verdena è sempre stato un prodotto di ottima qualità artistico/musicale.
Da poco è arrivato nei negozi il nuovo cd targato Verdena, dal titolo Endkadenz Vol.1, 13 tracce a marchio Universal/Jestrai. Volume 1 perché il secondo dovrebbe uscire il prossimo giugno, quindi tanta roba nuova per i molti fan della band. Il disco inizia con Ho Una Fissa, ballata scura, rock, bella potente e giusta in tutte le virgole soniche, le vibrazioni di chitarra, i respiri degli ampli. Dopo l’ampio respiro e la luce di Puzzle ci si scatena forte con Un Po’ Esageri, la canzone italiana che non ti aspetti, un perfetto esempio di Power Pop che farebbe crepare di invidia i migliori Flaming Lips, il singolo scelto per lanciare Endkadenz Vol.1.
L’immediatezza viene messa da parte e la band si tuffa in quella materia mutante, fatta di indolente ronzio distorto che soprattutto in Wow era predominante, Sci Desertico. Si affonda ancora di più con Nevischio, forse nata da una lunga jam fatta nella Henhouse, con suoni totalmente fuori controllo e feedback roboanti, la psichedelia torna come ingrediente caro ai Verdena. Anche la velocissima Derek ci riporta al passato, elementi che oggi vengono suonati e vissuti con maggiore consapevolezza controllo e gioco, puro potere Grunge.
Il disco alterna momenti di energia pura, melodici, divertiti a momenti più scuri, cupi, riflessivi con intrecci che conducono l’ascolto verso altri luoghi. Alberto si conferma chitarrista rock talentuoso, ispirato e molto attento nella produzione artistica.

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